Old 06-01-2011, 06:44 AM   #1
Alteregoxxx
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Ciao a tutti riporto quì una serie di lezioni gratis di scuolasuono.it, con la quale collaboro in qualità di tutor; spero le troviate interessanti :-)
Divido la prima lezione in tre parti poichè il forum di Reaper non consente post con più di 10000 caratteri:
In calce ad ognuna delle parti è riportato il link all'articolo originale, buona lettura :-)
LEZIONE 1 PARTE A

Ciao a tutti da Francesco Nano e benvenuti alla prima lezione del corso per tecnico del suono (base) promosso da Scuolasuono.it dedicato a tutti i musicisti che desiderano iniziare a registrare la propria musica in completa autonomia, ottenendo validi risultati ma spendendo poco denaro.

Questo è il primo di una serie di articoli: tengo a precisare che questo corso per tecnico del suono è indirizzato esclusivamente ai musicisti che vogliono entrare nel mondo della registrazione per la prima volta; il mondo dell’audio è un terreno sconfinato di termini, procedure, concetti non sempre alla portata di tutti; gli argomenti perciò verranno trattati in maniera estremamente semplice in modo da dare le nozioni necessarie utili ad un solido ma veloce start up nel mondo del recording. Invito ognuno di voi a partecipare attivamente alla creazione delle definizioni sul wiki: ogni parola evidenziata punta direttamente all’enciclopedia audio di scuolasuono.it (ovviamente, più partecipi e più punti scuolasuono guadagni).

Partiamo dunque dall’argomento strumentazione: cosa ci serve effettivamente possedere per ottenere delle buone registrazioni? Quanti soldi dobbiamo spendere nell’ottica di poter contare su un buon home recording studio? Per rispondere a queste apparentemente banali domande è necessario però fare un passo indietro: bisogna infatti chiedersi anzitutto “dove voglio arrivare?“. Desidero registrare unicamente degli appunti musicali in modo da poter ricordare le mie canzoni anche tra qualche anno? Desidero mettermi nelle condizioni di registrare dei provini (demo) “ascoltabili” , da divulgare tra i miei amici ed eventualmente da far ascoltare a gestori di locali o organizzatori di eventi? Desidero avere la possibilità di presentarmi con un album interamente da me prodotto che abbia una qualità audio quanto meno paragonabile a quelle delle produzioni di alto calibro? Oppure desidero avere a disposizione tutto ciò che mi serve per registrare e produrre musica ad altissima qualità? Ma come, Francesco, ma non basta un pc e saper utilizzare bene dei buoni programmi per ottenere risultati spettacolari?



Dipende: generalmente, se il genere di musica che vuoi produrre è fondamentalmente basata sull’elettronica, sulla sintesi, sul campionamento, e perciò se non si tratta di musica acustica o elettrica, c’è gente che fa dischi con un solo computer, un po’ di programmi e dei buoni ascolti (per buoni ascolti non si intende una buona cuffia ma un sistema di monitoraggio -- speakers professionali -- inseriti in una stanza dall’acustica calibrata). Già da ciò che abbiamo appena detto possiamo dedurre che non è sufficiente un computer e dei programmi per creare musica a livello professionale: è necessario anche poter ascoltare correttamente quello che si crea; dovrai perciò fare i conti con il rendimento acustico degli speakers e della stanza in cui i lavori. Su questo concetto ci ritorneremo più avanti un un…

Viceversa, se la tua intenzione è quella di registrare musica acustica o elettrica (pop, rock, folk, jazz, classica, ecc…) o comunque, nel caso in cui si rendesse necessario registrare almeno una voce, le attrezzature che dovrai necessariamente avere a disposizione inizieranno ad aumentare.

Ti troverai infatti nella condizione di dover acquistare almeno un microfono di qualità discreta, un paio di cuffie professionali (chiuse, ossia fatte in modo che l’orecchio venga incluso all’interno del padiglione della cuffia per evitare che il suono indesiderato della base venga captato dal microfono); inoltre ti troverai nella condizione di dover fare i conti con l’acustica della stanza in cui la voce viene ripresa, con la distanza tra il microfono e la scheda audio e molti altri fattori che concorrono nel complicare la situazione.

A mano a mano che le esigenze di ripresa aumentano vedrai lievitare esponenzialmente l’esigenza di avere nuove attrezzature e quindi Interi costi.

Ritornando perciò al concetto base, il primo passo che devi fare nel momento in cui decidi di aprire il tuo home recording studio è quello di domandarti quale sarà, in prospettiva, l’obiettivo che devi poter raggiungere. Scendiamo un po’ nella pratica e vediamo alcuni esempi concreti corredati da alcune indicazioni economiche di massima.

Ad esempio, se desiderassi creare musica elettronica / arrangiata elettronicamente. cantata, a livello semi professionale avrei bisogno di:

1 pc il più potente possibile (500 €)

1 scheda audio con almeno 2 canali microfonici / linea d’ingresso per registrare contemporaneamente 2 microfoni o uno strumento elettronico esterno come ad esempio un expander (sconsiglio sempre l’acquisto di interfacce con 1 solo canale d’ingresso), 2 canali d’uscita per collegare i monitors ed 1 uscita cuffie er lavorare anche di notte (100 €)

1 coppia di monitors (speakers) professionali posizionati correttamente in una stanza acusticamente trattata (l’intervento può essere anche poco dispendioso ma ci deve essere necessariamente) (250 € -- 2500 €)

Trattamento acustico (150 € -- 500 €)

1 software per la registrazione multitraccia / sequencer (un programma che consenta di registrare più tracce separatamente ed in grado di gestire il midi come ad esempio Reaper, ma può andar bene anche Cubase, Protools, Logic, ecc…). (50 -- 500 €)

Molti plugins (i plugins sono dei programmini che collaborano col programma di registrazione multitraccia principale per aggiungere funzionalità): almeno 1 campionatore, un paio di sintetizzatori virtuali e virtual instruments, un pò di processori audio come compressori, equalizzatori, qualche buon riverbero e dealay… insomma, più plugins si hanno a disposizione e meglio è… (ce ne sono moltissimi gratuiti, specialmente se decidi di utilizzare pc anziché mac)



1 midi controller (una tastiera muta usb da interfacciare al sequencer che gira sul pc) 100 €

In questo scenario capisci bene che, seppur molto contenuto rispetto ad un tempo, l’investimento necessario per creare un set up semiprofessionale di questo genere si aggira attorno ai (minimo) 1000 €.

La cosa interessante però è che per iniziare a registrare la propria musica elettronica / arrangiata elettronicamente ed ottenere già discrete soddisfazioni, senza la velleità di riuscire a realizzare prodotti professionali o confrontabili e paragonabili a produzioni portate avanti con alti budget, è possibile configurare il tutto a piccoli step. In questo caso perciò dalla campagna acquisti si potrebbero escludere i monitors, a fronte di una cuffia, l’acustica della stanza ed eventualmente il microfono (proprio di recente ho potuto constatare quanto microfoni semi professionali studiati per chat vocali -- skype -- suonino estremamente bene se paragonati a soluzioni più costose… ovvio, non aspettarti prestazioni incredibili…).

Con queste correzioni vai a lesinare sugli anelli deboli della catena (ossia quello iniziale della ripresa acustica e quello finale dell’ascolto). Tuttavia già con questo tipo step potrai iniziare ad avere buone soddisfazioni, a sviluppare la tua creatività, a progettare le basi per investimenti futuri…

Come già detto però le cose si complicano nel momento in cui è necessario registrare in maniera degna anche strumenti acustici o elettrici. Sebbene attualmente si trovino in commercio moltissimi prodotti dedicati a chitarristi ed a bassisti (come ad esempio scheda audio dedicate alla registrazione di chitarra e basso senza passare per l’amplificatore provviste spesso di plugins di emulazione di buona qualità per riprodurre le timbriche di ampli ed effetti -- vedi ad esempio la Toneport Ux2) per registrare anche solo una voce una chitarra acustica in maniera corretta le cose si complicano.


Articolo originale:
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...ome-recording/

Last edited by Alteregoxxx; 06-08-2011 at 02:59 AM.
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Old 06-01-2011, 06:47 AM   #2
Alteregoxxx
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LEZIONE 1 PARTE B

Partendo dal fatto che è necessario evitare il più possibile di catturare rumori esterni allo strumento o alla voce durante la registrazione è che questa è una norma assoluta da seguire durante la registrazione di materiale semiprofessionale o professionale, ci sono alcune considerazioni che per forza di cose bisogna fare:

1) gli ambienti casalinghi sono rumorosi (automobili, vicini che sbattono le porte, uccellini in giardino, ecc…) : si renderà pertanto necessario tenere il microfono il più vicino possibile alla sorgente acustica.

2) computer ed hard disk sono strumenti solitamente abbastanza rumorosi: si renderà pertanto necessario allontanare il microfono da queste sorgenti di rumore.

3) allontanando il microfono dal computer si va incontro ad una serie di piccole difficoltà: per premere rec potrebbe essere necessario l’aiuto di un amico (se non si dispone di un telefono dotato di applicazioni studiate apposta per trasformarlo in un remote control). Allontanandosi dal computer sarà necessario un cavo microfonico più lungo e di una lunga prolunga per la cuffia (non avrai più La possibilità di controllare il livello di ascolto a meno che tu non disponga anche di un amplificatore cuffie dedicato e perciò non potrai più utilizzare agevolmente l’amplificatore cuffia integrato all’interno della scheda audio). Oltre ad occupare la tua stanza ne dovrai occupare un’altra, e spesso questo può essere un problema in una casa comune…

A questo punto possiamo porci nuovamente la domanda iniziale: dove voglio arrivare con le mie registrazioni?

Ha davvero senso mettersi nelle condizioni di registrare professionalmente a casa mia oppure è sufficiente per me riuscire a realizzare dei validi provini che verranno riregistrati in un secondo momento in studio di registrazione (a discapito di quella calma e tranquillità che, in casa, può essere generosa ispiratrice per la tua creatività -- in studio, se non si è abituati al lavoro, c’è sempre più tensione ed è sempre necessario guardare l’orologio tra una take e l’altra)?

A tal proposito ti consiglio spassionatamente di ascoltare l’intervista audio realizzata di recente con il tecnico del suono Michele d’Anca, noto costruttore audio, che, tra le altre cose, ha sottolineato come, secondo il suo parere, una band emergente abbia altre priorità a cui guardare prima dell’attrezzatura…

In effetti il limite è proprio questo: in realtà moltissime cose si potrebbero anche registrare con una banale microfono usb… ma ha senso nel tuo caso spendere 200 € per un microfono di quel tipo quando, molto probabilmente, tra qualche mese ti troverai nella condizione di dover registrare due microfoni in contemporanea? Non ti suona meglio, piuttosto, acquistare con 300 € 1 scheda audio ed un microfono in modo da evitare, dopodomani, di dover rivendere il tuo microfono usb e cercare, in ogni caso, una scheda audio con microfono separato?

Il mondo dell’audio è bello perché è vario: professionisti del calibro di Stefano Castagna (che ho avuto l’onore di intervistare poco tempo fa su scuolasuono.it -- trovi l’audio intervista a questa pagina http://www.scuolasuono.it/home/inter...tmoblu-studio/ ) più volte mi hanno riferito di aver mixato dei lavori particolarmente ispirati e registrati con un microfono usb: ovviamente però, dal punto di vista qualitativo, hanno dovuto fare i miracoli per far assomigliare quelle registrazioni ad un vero disco…



Cerchiamo perciò di dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte: quello che sto cercando di fare è di darti una panoramica generale in maniera che tu possa tranquillamente effettuare le tue decisioni oppure informarti in maniera più approfondita nei forum dedicati all’audio su quale sia la soluzione migliore in questo momento, per te ed in base al tuo budget.

Facciamo un piccolo salto di categoria: poniamo il caso di un musicista che desidera registrare nella propria sala prove la propria band e la propria musica.

Il primo grande scoglio da superare è la registrazione della batteria, ed i costi lievitano: a meno che il batterista non utilizzi una batteria elettronica (dotata di un’uscita stereo) per registrare una batteria acustica sono necessari un minimo di quattro microfoni nelle situazioni meno impegnative fino ad arrivare a 13 o anche 15 microfoni nelle situazioni più particolari. 13 microfoni da registrare contemporaneamente significa disporre non solo di 13 microfoni e 13 calvi microfonici, ma anche di una scheda audio in grado di registrare almeno 13 canali contemporaneamente e di 13 preamplificatori.

Il preamplificatore è un componente dedicato all’amplificazione del segnale microfonico. Il segnale elettrico prodotto in uscita da un microfono è un segnale molto molto piccolo. Per fare in modo che questo segnale venga correttamente immagazzinato nel computer attraverso la scheda audio è necessario che esso venga amplificato adeguatamente prima di essere registrato. L’esempio tipico di pre è quello dei canali del mixer: il primo potenziometro di ogni canale infatti è solitamente il cosiddetto GAIN. Quel potenziometro permette di amplificare i segnali dei microfoni che giungono al mixer in maniera che possano essere gestiti adeguatamente dai componenti elettronici a valle all’interno dell’architettura del mixer (equalizzatori, faders, somma, ecc…).

In una situazione di questo tipo la spesa aumenterà notevolmente: 500 € per la scheda audio che, solitamente , integra 8 preamplificatori + 500€ per un modulo con 8 preamplificatori aggiuntivi è il set up tipico di un home recording studio. Questo tipo di configurazione ovviamente ti costringerà a ottimizzare la gestione dei canali: per registrare infatti tutti gli strumenti contemporaneamente serviranno almeno 8 canali di registrazione dedicati alla batteria ed i rimanenti otto per voci, chitarre, tastiere, eccetera… apriamo una piccola parentesi sulla modalità di registrazione: è meglio registrare tutta la band assieme oppure, come spesso si usa fare negli studi di registrazione, è meglio registrare un componente del gruppo alla volta? Ci sono diverse scuole di pensiero però possiamo dire che, in linea di massima, registrare tutta la band assieme aiuta a velocizzare il lavoro ed, a parità di sforzo, migliora l’amalgama del gruppo nella registrazione.



Viceversa, registrando uno strumento alla volta, il grande vantaggio sarà la precisione sonora della registrazione (per l’esempio precedente, i 10 microfoni posizionati su una batteria riprenderanno non solo il suono della batteria ma anche quello degli altri strumenti che suonano vicino alla batteria e di conseguenza in fase di mixaggio tutto ciò andrà a discapito della qualità).

Articolo originale:
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...ome-recording/

Last edited by Alteregoxxx; 06-01-2011 at 07:13 AM.
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Old 06-01-2011, 06:49 AM   #3
Alteregoxxx
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LEZIONE 1 PARTE C

Tuttavia registrare uno strumento alla volta e un lavoro molto lungo, a volte estenuante e, per ricreare il sound ed il feeling della band, sono spesso necessarie moltissime ore di lavoro in post produzione…

Secondo me, dal mio personalissimo punto di vista, l’approccio migliore è quello di fare le cose con testa, senza estremismi: ad esempio si può pensare di registrare in due momenti diversi, prima la band e poi le voci… in questo modo si lavora con un concetto ibrido è si trae giovamento da entrambi i modi di procedere. Questo metodo però è consigliabile solo se l’obiettivo finale non è quello di realizzare un vero proprio disco ma piuttosto una demo, un brano da mettere su myspace, una registrazione ufficiale ma senza velleità di spettacolare qualità sonora, un buon compromesso insomma…

A me personalmente è capitato spesso di creare e registrazioni sia con questo tipo di approccio sia con un metodo leggermente più raffinato: tutti i musicisti che suonano assieme nella stessa stanza, microfoni sulla batteria, basso, chitarra e tastiere registrati direttamente col jack e passati attraverso simulatori di ampli per l’ascolto dei musicisti… In questo modo si ottiene una discreta pulizia sui canali della batteria e, ovviamente, una pulizia assoluta sulle tracce degli strumenti registrati in linea.

In entrambi i casi però ci si trova di fronte a delle difficoltà: amplificatori potenti di chitarre e bassi che suonano vicino ai microfoni della batteria non ti aiuteranno ad ottenere suoni di batteria qualitativi ma il lavoro sarà più rapido e più veloce ed appagante nell’immediato. Viceversa, registrando tutto ciò che non è “batteria” via cavo avrai la necessità di provvedere agli ascolti di ogni musicista (una cuffia per un musicista con relativo ampli in cui spesso è necessario effettuare un mixaggio differente) è di ricreare delle sonorità credibili con gli emulatori di ampli. Gli amici chitarristi e bassisti sanno bene che suonare con l’ampli di fianco non è la stessa cosa che suonare con un amplificatore virtuale in cuffia, perciò anche in questo caso bisogna valutare quale risulta essere il compromesso migliore nella situazione specifica. Moltissimi altri dettagli sono spiegati nel PDF “Registrare il tuo live -- L&R” che puoi scaricare da questa pagina: http://www.scuolasuono.it/home/corsi...l-tuo-live-lr/

Per concludere possiamo dire che con una cifra che si aggira tra i 500 ed i 1000 euro è possibile ottenere un set up base per registrazioni non eccessivamente qualitative con un massimo di due canali; i balzi sostanziosi nell’investimento avvengono quando si ritiene necessario poter disporre di un ascolto professionale e/o di un sistema di ripresa dotato di molti canali in registrazione e molti microfoni.

Probabilmente speravi di poter trovare all’interno di questo articolo tutte le informazioni necessarie sugli oggetti da acquistare ma, come vedi, il mondo dell’audio che apparentemente può sembrare intuitivo, in realtà necessità di un bel po’ di ragionamenti al fine di ottimizzare il proprio budget… Il mio consiglio è quello di informarti quanto più possibile nel dettaglio delle apparecchiature che ti piacciono prima di cacciare dei soldi!

Mi auguro comunque che queste righe ti siano state utili a farti un quadro di quelle che sono le possibilità ed i “diritti-doveri” relativi all’home recording.

Nella prossima puntata corso per tecnico del suono promosso da Scuolasuono.it affronteremo in breve l’argomento microfoni e procedure di registrazione. Con l’augurio di un buon proseguimento musicale ti rimando al prossimo articolo. Ti segnalo che, parallelamente alla pubblicazione del nuovo articolo, verrà pubblicata anche l’intervista audio a Enrico Lafalce di http://www.electric-garage.it , storico fonico di Jovanotti (Britti, Renga, Subsonica, Ruggeri e moltissimi altri). A presto!

Francesco Nano

PS: ti sarei grato se potessi aiutarci a promuovere questa iniziativa gratuita cliccando il pulsantino “Mi Piace” e condividendo via email e su facebook il link a questa pagina.

PPS: Se desideri interagire con me puoi lasciare un commento qui sotto (devi essere registrato al sito attraverso il login di Facebook ed aver completato la pagina di registrazione -- se trovi difficoltà nel completare la procedura d’iscrizione puoi contattarmi all’email francesconano@scuolasuono.it ).

Risorse consigliate:

Corso per tecnico del suono di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/corsotecnicodelsuono/

Accademia del Mixaggio di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/servizi/3/

Audio intervista a Stefano Castagna di Ritmo&Blue Studio
http://www.scuolasuono.it/home/inter...tmoblu-studio/

Audio intervista a Michele d’Anca di Dancaaudio.it
http://www.scuolasuono.it/home/inter...michele-danca/

"Registrare il tuo Live - L&R" - Tutorial pdf
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...l-tuo-live-lr/

Articolo originale:
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...ome-recording/
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Old 06-01-2011, 12:21 PM   #4
hardplay
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Complimenti
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Old 06-01-2011, 03:36 PM   #5
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Davvero, complimenti per l'iniziativa e in bocca al lupo per il progetto Scuola Suono, c'è bisogno di diffondere questo tipo di cultura

- Mario
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My DAW: Intel Q9550 @2.8GHz + 4GB RAM + RME Fireface UC + 1TB HD + Win10x64
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Old 06-08-2011, 03:03 AM   #6
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Default LEZIONE 2,3,4 PARTE A

Ciao a tutti da Francesco Nano di Scuolasuono.it! Siamo arrivati alla seconda puntata del corso per tecnico del suono base: quest’oggi parleremo di microfoni e di tecniche di ripresa microfoniche.

Al solito, gli argomenti trattati, non intendono essere completi ed esaustivi ma, nello spirito di questo corso per tecnico del suono base gratuito, la trattazione verrà orientata in maniera che, i musicisti che per la prima volta si affacciano all’argomento recording, possano avere un’idea più precisa sull’argomento. Prima di entrare nel vivo della discussione desidero ricordarti che per ulteriori dubbi o se hai voglia di pormi delle domande puoi rispondere a questa discussione; inoltre, mi piacerebbe conoscere il tuo setup ed il tuo modo di lavorare quindi posta pure in risposta!

Infine, prima di entrare nel vivo della discussione desidero ricordarti che, ai piedi di questo articolo, troverai innumerevoli risorse multimediale dedicate a chi è realmente intenzionato a diventare tecnico del suono: tanto per citarne una... l'audio intervista ad Enrico La Falce, fonico storico di Jovanotti, ma ce ne sono anche altre...

Come sono solito fare partiamo con una domanda, la domanda tipica, quella che, chiunque si approcci al mondo della recording, prima o poi, non potrà fare a meno di porsi: che microfono devo comprare? Al solito, una domanda semplice, una risposta articolata… Il mondo dei microfoni e un mondo davvero molto vasto, esistono costruttori di ogni tipo, di ogni modello, di ogni categoria, di ogni pezzo ecc…. In mezzo a questa selva di microfoni l’importante è avere dei punti fissi, dei punti cardinali, con i quali effettuare le proprie scelte per evitare di sprecare denaro. La domanda di apertura ci conduce alla solita domanda che risiede un po’ più in profondità: cosa devo ottenere? Qual è lo scopo delle mie registrazioni?



Mettiamo subito in chiaro una cosa: ogni microfono ed ogni modello viene concepito dai costruttori per un determinato impiego. Ad esempio esistono microfoni per voce, microfoni per percussioni, microfoni per riprese di strumenti acustici, microfoni più adatti ai concerti o microfoni dedicati allo studio di registrazione.

Dal punto di vista della resa, quello che cambia, è la capacità di captare meglio suoni deboli o foriti (sensibilità) e la colorazione sonora (risposta in frequenza); ad esempio un microfono dinamico per voce tenderà ad eliminare i bassi e gli altissimi in funzione di una buona risposta sui medi, uno studiato per la cassa della batteria tenderà ad equalizzare il suono in maniera da far risaltare i bassi ed una porzione di medio alti, ecc… In sostanza, spesso, i costruttori tendono a progettare microfoni volutamente non “perfetti” per aiutare il fonico, già nello stadio embrionale della ripresa, ad ottenere un suono già in partenza il più gradevole possibile. Quello che spesso non si dice però è che, con un minimo di creatività… di necessità virtù! Nel mondo dell’audio è sempre vero tutto ed il contrario di tutto.

Ad esempio, un preziosissimo microfono a condensatore studiato per la voce, in determinati contesti, potrebbe restituire un suono di cassa di batteria particolarmente gratificante. In maniera simile, un microfono concepito per cabinet di chitarra elettrica potrebbe aiutarci a raggiungere un suono di voce unico, singolare, interessante. Partendo da questo presupposto possiamo dire che (e qui so bene di attirare il dissenso di molti miei colleghi) non sempre la scelta di un microfono risulta essere corretta se il microfono è, sulla carta, quello giusto o se è il più costoso. Ovviamente, uno studio di registrazione con determinati budget a disposizione deciderà di investire in una vasta gamma di microfoni, cercando di implementare il proprio parco microfoni in maniera da coprire la maggior parte delle esigenze. Nel caso degli home studio e dell’home recording però, il collo di bottiglia è sempre e comunque il budget. Bisogna infatti cercare di risparmiare il più possibile ed ottenere dei risultati che si avvicinino comunque al professionale. Ora, per un momento, mettiamo da parte queste considerazioni e parliamo di argomenti più tecnici: presto fonderemo le due sezioni dell’articolo…

Microfoni dinamici ed a condensatore:

“In natura” esistono diversi tipi di microfoni. Analizzare nel dettaglio ogni singolo tipo di microfono, in base alle classiche schematizzazioni che si utilizzano nei corsi per tecnico del suono professionali, richiede molte ore e molto approfondimento (nel corso per tecnico del suono avanzato di ScuolaSuono.it diverse ore vengono dedicate all’approfondimento ed alla comprensione dell’argomento microfoni analizzando a fondo le diverse categorizzazioni in maniera da scegliere sempre, in qualsiasi circostanza di ripresa, il microfono più adatto alle nostre esigenze). Tuttavia, riassumendo, possiamo dire che la classificazione più significativa, almeno a livello semiprofessionale, è quella che distingue i microfoni in base alla loro tipologia costruttiva.
La tipologia costruttiva è quella che analizzeremo più nel dettaglio in questo articolo; altre classificazioni ed il loro impiego pratico sono descritte all’interno del tutoria pdf “Riprendere il tuo live -L&R” che trovi a questa pagina: http://www.scuolasuono.it/home/corsi...l-tuo-live-lr/. La classica distinzione che si fa tra i microfoni dedicati alla registrazione audio e che si possono trovare in commercio è tra: “a condensatore” e “dinamici”. Questi due termini si riferiscono al principio con il quale l’elemento trasduttore trasforma la variazione di pressione acustica in variazione di segnale elettrico.

I più esperti non me ne vogliano, ma, in due righe, cercherò brevemente di spiegarne la differenza.



Nei microfoni a condensatore l’elemento trasduttore è, per chi se ne intende un minimo di elettronica, un condensatore piano a tutti gli effetti: due superfici piane, metalliche e diversamente polarizzate, vengono disposte in maniera parallela ad una distanza di qualche micron. Queste due superfici (le armature del condensatore piano) sono una un pezzetto metallico ancorato al corpo del microfono, l’altra una membrana metallica sottilissima, dell’ordine di qualche micron, posta ad una distanza altrettanto minima dall’altra armatura.

Con la variazione di pressione acustica che il suono produce nella quiete atmosfera, la sottilissima membrana si muove seguendo esattamente l’andamento che le molecole di aria attorno a lei compiono. Dal momento che le due armature sono caricate in maniera differente, senza entrare nei particolari, possiamo dire che, per il funzionamento del condensatore, una variazione di distanza tra le due armature equivale ad una variazione di tensione in uscita, il segnale audio che riflette l’andamento della pressione acustica, del suono insomma…



Non desidero addentrarmi ulteriormente nella trattazione del funzionamento del microfono condensatore, anche se secondo me è uno degli argomenti più interessanti della fonia, ma bisogna ricordare che, il segnale in uscita da questo tipo di trasduttore a condensatore è un segnale piccolissimo che necessita molto spesso di una forte amplificazione al fine di far “masticare” correttamente questo segnale dalle apparecchiature preposte a trattare segnali microfonici (i preamplificatori, come già detto nella lezione 1).

Lo stadio di amplificazione avviene, nella maggior parte dei casi, attraverso un amplificatore integrato all’interno del corpo del microfono. Questo componente è un componente attivo, quindi necessita di alimentazione. L’alimentazione viene convenzionalmente provvista attraverso lo stesso cavo microfonico che collega il microfono al preamplificatore. Un’alimentazione che scorre nel verso opposto rispetto al segnale microfonico parte dal preamplificatore per raggiungere la amplificatorino inserito nel corpo del microfono. Tale alimentazione viene definita Phantom Power o P 48v. In ogni mixer o nella maggior parte dei preamplificatori è presente infatti un pulsantino con una dicitura P 48 o simile.
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Old 06-08-2011, 03:07 AM   #7
Alteregoxxx
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Default LEZIONE 2,3,4 PARTE B

La seconda tipologia costruttiva che in questa sede prendiamo in considerazione è quella dei microfoni dinamici (o a bobina mobile).



L’elemento trasduttore del microfono dinamico si basa sul principio che una bobina elettrica (qualcosa che potremmo immaginare come un rocchetto di fil di rame) posta in movimento in prossimità di un magnete (una calamita) genera in uscita una variazione di tensione elettrica proporzionale alla variazione del suo spostamento (per induttanza).
Il trasduttore dinamico non è altro che un sistema meccanico tale per cui, una membrana sottilissima di materiale plastico alla quale viene ancorata una bobina mobile viene posta in prossimità di una magnete fissato sul corpo del microfono: facendo in modo che l’intero “equipaggio mobile” risulti essere sufficientemente leggero da essere messo in movimento dalle variazioni di pressione sonora nell’atmosfera, in uscita dalla bobina ritroveremo delle variazioni di segnale elettrico proporzionale allo spostamento della bobina mobile e quindi della variazione di pressione atmosferica (suono).



Ad un trasduttore dinamico spesso viene abbinato un sistema di amplificazione passiva basato su un componente denominato “trasformatore”, a volte presente anche nei microfoni a condensatore. Il micro segnalino microfonico proveniente dall’elemento trasduttore riceve perciò comunque un’amplificazione (passiva, cioè senza necessità di fonti di alimentazione) prima di poter essere interfacciato ad un preamplificatore microfonico; il microfono dinamico nella maggior parte dei casi non necessita di amplificazione esterna per funzionare mentre, al contrario, la maggior parte delle volte, un microfono a condensatore necessita dell’alimentazione phantom.

Confronto tra microfoni a condensatore e microfoni dinamici

Vediamo ora, in sintesi, quali sono le più evidenti differenze tra microfoni dinamici e microfoni a condensatore. I microfoni dinamici vengono spesso utilizzati per sorgenti sonore fragorose: anche una voce umana può essere fragorosa se viene ascoltata a 2 cm di distanza… viceversa, molto spesso, i microfoni a condensatore vengono privilegiati per catturare il suono prodotto da sorgenti sonore più deboli in quanto risultano essere microfoni più sensibili a variazioni di pressione sonora anche minime.
Una “sorgente sonora debole” è, ad esempio, una viola, un violino, una chitarra classica… ma può essere anche una batteria rock ascoltata da 20 m di distanza… Nell’audio tutto è sempre relativo, ecco perchè, per ottenere risultati professionali, in qualità di aspirante tecnico del suono, dovrai necessariamente conoscere un pò di teoria e fare molta pratica (tutte cose, neanche a dirlo, comprese all’interno del corso per tecnico del suono avanzato di Scuolasuono.it)

Nella pratica:

Microfoni dinamici spesso vengono impiegati per la ripresa ravvicinata (colse) di strumenti musicali come i tamburi che compongono una batteria, gli amplificatori di chitarre elettriche, voci, percussioni, ecc… Microfoni a condensatore invece vengono spesso utilizzati per riprendere strumenti in approccio “panoramico” ossia in maniera da riuscire a catturare complessivamente ogni suono ed ogni sfumatura proveniente da uno strumento musicale nel suo complesso (una chitarra acustica non emette suono solamente in prossimità delle corde ma, proprio per la sua natura intrinseca di strumento acustico, essa vibra in ogni sua parte, dalle chiavette all’intero corpo passando per il manico…).

Dobbiamo infatti ricordare che, posizionare un microfono in prossimità della sorgente sonora, significa catturare alcuni particolari di quel suono, ma non il suono complessivo dello strumento. Ad esempio, un microfono posto molto vicino alla bocca, riuscirà a catturare in maniera molto precisa e dettagliata i suoni delle consonanti, e tutto ciò che è suono emesso attraverso la cavità orale; viceversa esso non sarà in grado di catturare con definizione il suono emesso dalla vibrazione della maschera facciale e della testa del cantante nel suo complesso.
Lo stesso equivale per un amplificatore di chitarra: un microfono posto in estrema prossimità del cono riuscirà a carpire un preciso e determinato particolare della sonorità complessiva. Allontanando lo stesso microfono esso sarà in grado di catturare onde acustiche provenienti dall’intero cono se non dall’intera struttura della cassa. Allontanando ulteriormente il sistema di ripresa microfonico (> 0,5 m) saremo in grado di captare, oltre che il suono diretto dell’amplificatore o della voce, anche l’interazione e la risposta dell’acustica dell’ambiente in cui si trova immerso il cantante o l’amplificatore del chitarrista.

Da questi pochi esempi possiamo perciò renderci conto già di quante siano le variabili che entrano in gioco nella scelta dell’utilizzo di un determinato microfono: un microfono a condensatore, più sensibile, più adatto a captare i particolari, potrebbe essere ben utilizzato sia in prossimità della bocca di un cantante per ottenere un suono molto asciutto molto dettagliato che in lontananza per ottenere una sensazione più naturale. Lo stesso vale per un microfono dinamico con la differenza che, mentre un microfono condensatore posto in prossimità della sorgente sonora restituirà un segnale molto forte (ecco perché, sulla maggior parte di questi microfoni, si possono trovare degli switch attenuatori con dicitura come -20db o -30 db che servono ad evitare che il segnalino in uscita dal trasduttore risulti troppo alto a valle), un microfono dinamico, essendo solitamente meno sensibile, dovrà essere trattato con una preamplificazione decisamente sostenuta in caso di ripresa distanziata anche di una sorgente fragorosa.



Ne consegue che, se nel caso del condensatore, il tecnico del suono deve fare attenzione ad evitare eventuali distorsioni dei circuiti causati da segnali microfoni troppo potenti, nel caso del dinamico il fonico deve evitare che il fruscio di fondo delle apparecchiature sovrasti, o sia paragonabile, al segnale utile da registrare.

Lavorare con un rapporto segnale / rumore a vantaggio del segnale utile, evitando però le distorsioni, è una di quelle accortezze che, in qualità di aspirante tecnico del suono, non puoi evitare: questo approccio consentirà alle tue registrazioni di avere un sound molto più professionale rispetto a registrazioni effettuate senza tenere conto dell’importanza dell’ottimizzazione del rapporto segnale / rumore. Puoi scoprire maggiori e più approfonditi ragguagli sull’ottimizzazione del rapporto segnale/rumore all’interno del tutorial pdf “Riprendere il tuo live -L&R” che trovi a questa pagina: http://www.scuolasuono.it/home/corsi...l-tuo-live-lr/

Registrazione stereofonica:

Dal momento che desideri far suonare alla grande le tue registrazioni ti consiglio di approfondire l’argomento “stereofonia” alla lezione 3di questo corso per tecnico del suono che trovi a questo link: http://www.scuolasuono.it/home/corsi...a-stereofonia/

Microfoni a condensatore vengono spesso impiegati per la registrazione panoramica della batteria, del pianoforte, degli strumenti a corda o degli strumenti percussivi ove si renda necessario captare una sonorità globale dello strumento. Nella maggior parte dei casi le registrazione panoramiche vengono realizzate con coppie di microfoni per ottenere registrazioni stereofoniche. Sfortunatamente però, per ottenere riprese stereofoniche professionali, al contrario di come troppo spesso vedo e sento fare, non è sufficiente possedere un paio di microfoni a condensatore e piazzarli “ad sensum” nella sala di ripresa. Saper utilizzare correttamente coppie di microfoni ti darà il vantaggio di: -- aumentare la profondità percepita delle tue registrazioni -- rendere le tue sonorità nitide, coerenti e professionali -- riprendere il suono intero e globale dello strumento senza omissione di particolari -- registrare correttamente, catturando una naturale sensazione di disposizione degli strumenti, organici interi, rock band, orchestre, quartetti, cori, ecc…

Le tecniche di ripresa stereofonica sono un’arma incredibile che i tecnici del suono hanno a disposizione. Peccato che, molto spesso, per la fretta e la noncuranza del dilettante allo sbaraglio, queste preziosissime risorse vengano praticamente ignorate, se non snobbate…



Tecniche di ripresa stereofonica - ripresa stereo -coppie di microfoni stereo

L’interazione tra segnali stereo microfonici è un’arte complessa che rasenta l’alchimia. Il tecnico del suono che si fregia di registrare in stereofonia DEVE, se non essere esperto di posizionanti microfoni “esoterici”, quantomeno conoscere le tecniche base che regolamentano i posizionanti di coppie stereofoniche di microfoni.
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Old 06-08-2011, 03:07 AM   #8
Alteregoxxx
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Default LEZIONE 2,3,4 PARTE C

Non mi dilungherò oltre poiché l’argomento è già stato trattato adeguatamente all’interno del tutorial pdf “Riprendere il tuo live -L&R” all’interno del quale troverai molti schemi e regole da applicare facilmente sul campo per ottenere buoni risultati al primo colpo . Tuttavia voglio metterti in guardia: all’interno di questo pdf gratuito troverai molti suggerimenti tecnici ma sappi che, senza un’adeguata preparazione approfondita e molti esempi pratici (tutte cose che si concretizzano all’interno del video corso per tecnico del suono avanzato di scuolasuono.it) avrai necessità di molta, molta, molta pratica per poter padroneggiare le tecniche di ripresa stereofonica al 100%.


Ancora

Un tipico set di batteria solitamente viene generalmente microfonnato con 2 microfoni a condensatore che riprendono in stereofonia lo strumento nella sua globalità dall’alto, un microfono a condensatore per la ripresa dell’Hi-Hat, eventualmente un altro per la ripresa della cordiera del rullante ed infine tanti microfoni dinamici quanti sono i fusti che compongono il set (Rullante, toms, cassa…).

Una chitarra elettrica potrebbe essere ripresa in varie maniere: con un unico microfono dinamico, con un microfono dinamico vicino al cono ed uno in posizione più arretrata, oppure utilizzando interamente o parzialmente microfoni a condensatore (più “dettagliati” nella ripresa dei particolari) al posto di microfoni dinamici; infine una coppia stereo, anche in questo caso, non guasta…

Analogamente coppie microfoniche stereo possono essere utilizzate con successo nella ripresa di ensembles d’archi, cori, strumenti acustici singoli ecc… ricorda: più stai vicino alla sorgente col microfono, meno percepisci l’acustica dell’ambiente di ripresa; più ti allontani, più il suono diretto dello strumento si mischia all’interazione acustica della stanza. Una buona ripresa stereofonica che tenga conto delle proporzioni dello strumento e dell’acustica della sala restituisce naturalezza, spazialità, profondità, professionalità.

Una voce, in studio di registrazione, solitamente viene ripresa con un microfono a condensatore. Viceversa, in situazioni live, essa viene catturata attraverso un microfono dinamico che, essendo meno sensibile, diminuisce il rischio di effetto larsen (quei tipici fischi che spesso si sentono nei concerti: microfoni a condensatore, a causa della loro spiccata sensibilità, mal si prestano generalmente al live poiché in grado di percepire anche rumori di fondo come quelli dell’impianto di diffusione o dei monitors da palco). Al contrario, microfoni dinamici risultano essere meno nitidi, meno dettagliati, ma più “pastosi”. Essi infatti, a causa di una serie di peculiarità e considerazioni che troveranno approfondimento nel corso per tecnico del suono di ScuolaSuono.it, restituiscono una sonorità diversa e molto caratteristica rispetto alla maggior parte dei microfoni a condensatore, generalmente più “asettici”.



Riassumiamo quello che ci siamo detti fino ad ora in questo corso per tecnico del suono lezione 2:

Microfoni a condensatore: suono professionale a partire dai 200 -- 350 € (fino ai 20.000 €) a microfono, necessitano di alimentazione phantom, precisi, dettagliati, sensibili, naturali, adatti a riprese panoramiche e distanziate, adatti a riprese ravvicinate cariche di dettaglio (anche a sorgenti fragorose se il mic è dotato di attentatore pad -10, -20, o -30 db), spessissimo utilizzati in coppia in configurazione stereo.

Microfoni dinamici: suono professionale a partire dai 100 € a microfono, passivi, meno sensibili, suono “pastoso” ma meno dettagliato dei condensatori, adatti specialmente a riprese ravvicinate di sorgenti sonore anche fragorose, raramente impiegati per riprese panoramiche e stereofoniche. E’ possibile utilizzare con creatività microfoni progettati per altre applicazioni: ad esempio microfoni dinamici per chitarra elettrica possono essere impiegati con successo nella registrazione di voci professionali in studio di registrazione o microfoni a condensatore, pensati per la registrazione della voce, possono essere anche impiegati per la registrazione professionale di percussioni o chitarre.

Ma chi l’ha detto che per registrare una voce professionale sia necessartio spendere 1000 € per un microfono???

Di questo ho avuto riscontro pratico mentre registravo un video didattico sulla microfonatura rock al Garage Studio: nella lezione 4 che trovi a questa pagina "Corso per tecnico del suono (lezione 4): come registrare la voce" ti potrai facilmente rendere conto di come un microfono dinamico da 100 € (come un banalissimo shure sm57) non se confrontato con il tipico microfonone a condensatore utilizzato in studio per registrare le voci… Iniziamo a sfatare un pò di miti per cortesia: non serve spendere migliaia di euro per ottenere sonorità professionali se qualcuno ti insegna ad utilizzare la strumentazione che hai a disposizione… Poi, se qualche proprietario di VM-1 o simili vuol far sentire la sua, siamo ben aperti al confronto.

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Old 06-08-2011, 03:09 AM   #9
Alteregoxxx
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Default LEZIONE 2,3,4 PARTE D

Acquisti:

Di quanti e di quali microfoni ha necessità uno studio recording? Come al solito ritorniamo alla solita domanda: dove vogliamo arrivare?

Dobbiamo registrare delle batterie in maniera professionale? Avremmo bisogno di almeno quattro microfoni a condensatore di discreta qualità (100-1000 € l’uno) e di almeno cinque microfoni dinamici adatti alla ripresa dei vari tamburi.

Desideriamo registrare prevalentemente voci e strumenti acustici?
Il mio consiglio sarebbe quello di orientarsi su una coppia di microfoni a condensatore di discreta qualità (100-1000€ l’uno). In questo modo potrai registrare qualsiasi strumento acustico (batterie comprese se segui i consigli del tutorial pdf “Riprendere il tuo live -L&R”) e realizzare degli ottimi prodotti demo semi professionali.

Desidero registrare acusticamente una voce ed una chitarra acustica? Una coppia di microfoni a condensatore, anche in questo caso, potrebbe essere l’ideale ma, per risparmiare qualcosa e per allargare le possibilità sonore a mia disposizione, un’altra scelta potrebbe essere quella dell’acquisto di un microfono a condensatore e di un dinamico (da usare eventualmente anche live sulla voce). NB: in questo caso non sarebbero più effettuabili riprese stereofoniche convenzionali, anche se… “Riprendere il tuo live -L&R”
Desidero registrare unicamente la mia voce? Per risparmiare, ottenere validissimi risultati ed avere un mic utilizzabile anche live consiglierei spassionatamente un microfono dinamico come uno Shure Sm 58 o Shure Sm 57: in questo video "Corso per tecnico del suono (lezione 4): come registrare la voce" puoi vedere come Ruggero Pol, del Garage Studio (www.garagestudiolive.com), utilizzi spesso un microfono dinamico per effettuare anche riprese “ufficiali” di voce da utilizzare in veri e propri dischi…

Se il mio target è quello di registrare una chitarra acustica e, a volte, delle voci, e il mio scopo è quello di risparmiare il più possibile eviterei comunque di acquistare solo un microfono dinamico: piuttosto prediligerei un condensatore unico.

In conclusione posso affermare che, rileggendo questo articolo, mi rendo perfettamente conto che la correttezza assoluta dei concetti esposti ha lasciato posto a suggerimenti empirici e considerazioni pratiche. Mi auguro comunque che questo sia un buon punto di partenza per iniziare a ragionare sulle necessità che effettivamente il tuo home studio presenta. Sprecare soldi in attrezzature che non servono è una delle peggiori cose che ad un proprietario di uno studio oggi possa capitare… effettuare degli acquisti oculati, ragionati e pianificati ha molto più senso per un lavoro di successo anche in prospettiva futura.

Nella prossima puntata parleremo di tecniche avanzate di recording e di registrazione.
Con il solito affetto saluto i lettori di questo articolo che sono i tecnici del suono di domani! A presto!

Francesco Nano

PS: ti sarei grato se potessi aiutarci a promuovere questa iniziativa gratuita cliccando il pulsantino “Mi Piace” e condividendo via email e su facebook il link a questa pagina.

PPS: Se desideri interagire con me puoi lasciare un commento qui sotto (devi essere registrato al sito attraverso il login di Facebook ed aver completato la pagina di registrazione — se trovi difficoltà nel completare la procedura d’iscrizione puoi contattarmi all’email francesconano@scuolasuono.it ).


***

Risorse di approfondimento e di supporto a questo articolo:

Corso per tecnico del suono di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/corsotecnicodelsuono/

Accademia del Mixaggio di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/AccademiaDelMixaggio/

“Riprendere il tuo live -L&R” (tutorial pdf)
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...l-tuo-live-lr/

Corso per tecnico del suono (lezione 3): la stereofonia
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...a-stereofonia/

Corso per tecnico del suono (lezione 4): come registrare la voce
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...trare-la-voce/

Garage Studio
http://www.garagestudiolive.com/

Audio intervista ad Enrico La Falce, fonico storico di Jovanotti
http://www.scuolasuono.it/home/inter...ro-del-fonico/

Articolo originale:
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...-microfoniche/
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Old 06-15-2011, 02:18 AM   #10
mabat
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veramente complimenti per l'idea, la professionalità e la passione con le quali porti avanti il topic.
ammirevole....
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Old 06-20-2011, 01:28 AM   #11
Alteregoxxx
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Default Lezioni 5 e 6 : tecniche di recording avanzate. Parte A

Ciao a tutti da Francesco nano di ScuolaSuono.it di e benvenuti alla quinta puntata del corso per tecnico del suono base (se ti ricordi, nello scorso articolo, erano state incorporate le lezioni 2, 3 e 4).

Forse in molti di voi vi sareste aspettati che questo corso per tecnico del suono avrebbe preso una piega “diverente”, più tecnica forse. Tuttavia, siccome ritengo che sui forum si sia già scritto molto ed anche di più, e che volendo, in teoria, uno già solo passando alcune ore al giorno spulciando i vari forum in italiano ed in inglese potrebbe raccogliere la maggiorparte delle informazioni necessarie a diventare un fonico preparato, ritengo che in questa sede sia più appropriato approcciare il mestiere del tecnico del suono da un’angolatura diversa dal solito. Voglio dire: con un pò di tempo dedicato a ricercare informazioni in rete su come microfonare la batteria, tutti sarebbero in grado di venirne a capo, ma ci sono alcune cose che nessuno scrive nei forum o, meglio, nessuno scrive in questi termini, radunandole in preziosi articoli monotematici. Sono certo infatti che anche questa puntata possa esserti davvero di grandissimo aituto per avvicinarti ancora di più al mestiere del tecnico del suono con approccio critico e sincero.

Nella lezione di oggi infatti parleremo di “tecniche avanzate di home recording”. Che cosa significhi questo titolo, francamente, me lo sto chiedendo pure io… tutto sommato però riconosco che, per l’aspirante tecnico del suono come te, alcune considerazioni leggermente più raffinate riguardanti il workflow e l’approccio generale alle varie discipline attinenti la registrazione ed il mixaggio, non siano affatto scontate.

Le riflessioni che seguono, per quanto possano risultare scontate per gli utenti più esperti, sono in realtà il frutto della mia esperienza personale confrontata con l’esperienza personale di molti professionisti tecnici del suono che ho avuto l’onore di conoscere in prima persona o che ho avuto il privilegio di intervistare all’interno del corso per tecnico del suono di ScuolaSuono.it.

Prima di entrare nel vivo però vi propongo fin da ora i link alle risorse gratuite consigliate (poichè spesso, essendo poste alla fine dei miei articoloni, vengono ignorate, e questo è un gran peccato, soprattutto per te )

Risorse di approfondimento e di supporto a questo articolo:

“I 7 trucchi per plasmare il sound della tua band” (tutorial pdf)
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...ella-tua-band/

Intervista INTEGRALE a Sergio Taglioni (storico tecnico del suono scomparso da qualche mese)
http://www.scuolasuono.it/home/inter...so-di-recente/

Corso per tecnico del suono (lezione 5): il mastering
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...-il-mastering/

Corso per tecnico del suono -- advanced -- di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/corsotecnicodelsuono/

Accademia del Mixaggio di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/AccademiaDelMixaggio/

Articolo originale:
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...ome-recording/


ATTENZIONE 1: ti sarei grato se potessi aiutarci a promuovere questa iniziativa gratuita cliccando il pulsantino “Mi Piace” e condividendo via email e su facebook il link a questa pagina.

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: Se desideri interagire con me puoi lasciare un commento qui sotto (devi essere registrato al sito attraverso il login di Facebook ed aver completato la pagina di registrazione — se trovi difficoltà nel completare la procedura d’iscrizione puoi contattarmi all’email francesconano@scuolasuono.it ).

Le macchine non fanno la registrazione:

Negli ultimi decenni abbiamo assistito all’impennata commerciale relativa al mondo del recording: da quando a fare le registrazioni non sono più soltanto gli studi di registrazione professionali ma sono prevalentemente i tecnici del suono dotati di un home studio personale, le aziende di tutto il mondo si sono lanciate nella profittevole attività di “spennare i nuovi polli”.

Non passa giorno che sul mercato musicale non compaiano nuove apparecchiature, nuovi microfoni, nuovi outboards, nuovi Plugins, ecc… attenzione, non sto dicendo che per ottenere dei risultati professionali sia inutile investire sulle attrezzature ma, come al solito, propongo una domanda: è davvero fondamentale ampliare costantemente il proprio parco macchine per ottenere musica coinvolgente, ben suonante e che risulti essere “commerciabile”?

A parer mio assolutamente NO! E ti dirò di più: la maggior parte dei tecnici del suono professionisti la pensa allo stesso modo. Il mitico Sergio Taglioni ad esempio, fonico professionista eccezionale e docente sopraffino all’APM di Saluzzo, scomparso non molto tempo fa, nell’intervista che aveva rilasciato ai miei microfoni si faceva portavoce di questo modo di pensare: “il mondo non parte con Reason, Non parte con Ableton Live…” diceva.

L’intervista a Sergio Taglioni è uno dei più preziosi documenti che conservo nel mio archivio di materiali didattici creati con Scuolasuono.it: dal momento della sua scomparsa ho deciso di renderla completamente accessibile a chiunque in versione integrale che puoi trovare qui.

http://www.scuolasuono.it/home/inter...so-di-recente/

All’interno di questa intervista troverai anche un’interessante considerazione sul mastering che è “sfuggita” a Sergio e che in realtà vale 10 corsi per sound engineer… (Grazie Sergio, grazie della tua passione, altruismo, carisma.)



Ma non è il solo a sostenere posizioni simili: i professionisti, quelli che vivono e lavorano in studio di registrazione, sono i primi ad affermare che, per creare un buon prodotto, apprezzabile dal pubblico e commerciabile, non sia necessario investire in maniera spropositata in attrezzatura. Quello che dicono tutti loro è che è sufficiente un buon microfono, un buon pianificatore, una scheda audio semiprofessionale e tanta competenza tecnica da parte dello staff e del tecnico del suono per poter ottenere risultati a audio entusiasmanti. Poi, ovviamente, nei loro studi si possono spesso trovare apparecchiature costosissime e ultra professionali, ma loro lo ritengono un di più, il suono viene prima delle macchine ultraprofessionali e dello studio più costoso del mondo.

Tutti i grandi fonici infatti, chi prima chi dopo, sono venuti in contatto con del materiale audio registrato in economia ma con un’energia e una profondità incredibili! La cosa su cui tutti concordano è che per realizzare un buon prodotto audio le cose fondamentali non sono le strumentazioni tecniche ma quello che sta prima: le vibrazioni dell’aria, l’energia musicale…
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Old 06-20-2011, 01:29 AM   #12
Alteregoxxx
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Default Lezioni 5 e 6 : tecniche di recording avanzate. Parte B

Quando c’è una band, un sound, un’idea, un’energia che si trasmette meccanicamente attraverso la propagazione delle onde acustiche, e quando c’è un tecnico del suono con le competenze necessarie ad incanalare questa energia, nel migliore dei modi che ha a disposizione, in un supporto atto alla registrazione, allora ci sono i presupposti per realizzare un album di “successo”, di far emozionare l’ascoltatore. Qualsiasi nuovo microfono, sommattore, plugins esoterico, “miracolizer” audio non potrà mai sopperire alla carenza musicale ed energetica dei brani.


Viceversa, energia musicale positiva, suonata alla grande, prodotta da musicisti con esperienza, buoni strumenti musicali e gusto, anche se venisse registrata con dei soli sm58 attraverso una scheda audio economica, restituirà un risultato incredibilmente professionale (sempre che lei riprese, il mixaggio ed il mastering vengano filtrati da conoscenze tecniche approfondite come quelle che vengono trasmesse a chi frequenta il corso per tecnico del suono di Scuolasuono.it.

Ricordati, non sono le attrezzature che fanno il sound, sono i musicisti, i produttori ed il tecnico del suono! Le macchine non c’entrano.

Preproduzione, live in studio e multitraccia:

Con un criterio assolutamente analogo, la maggior parte dei tecnici del suono intervistati da me nelle interviste che troverai all’interno del corso per tecnico del suono avanzato, ritiene che le registrazioni migliori siano quelle realizzate in un tempo molto breve, nel quale viene condensata l’energia di tutto il disco e che, al contrario, registrazioni realizzate in tempi molto lunghi, tendono generalmente a peggiorare e a demoltiplicare le potenzialità del lavoro. Lavorare in maniera veloce in studio di registrazione (o nella tua cantina di casa, non ha importanza) non significa buttare su il lavoro in preda alla fretta: significa evitare di snervarsi di fronte ai microfoni ed alle casse a beneficio di un risultato certo.

Per ottenere un buon “prodotto” nel minor tempo possibile, sfruttando appieno l’ispirazione che risiede nella fluidità di lavoro, il consiglio di molti di questi esperti è quello di condensare la maggior parte delle energie nella preproduzione: il lavoro che viene svolto prima che i musicisti vengano registrati.

Poniamo il caso di una rock band: il tecnico del suono che si occuperà di registrare questa band, in assenza di un produttore artistico (cioè il 99% delle volte), dovrà essere lui ad effettuare la preparazione alla registrazione con la band; questo implica passare assieme delle serate a prove, partecipare con autorità nelle scelte stilistiche, soniche, di arrangiamento dei brani, degli strumenti, ecc… Il tecnico del suono, oggi come oggi, quando lavora su progetti di terze persone, non può permettersi di rimanere asettico, barricato dietro al suo mixer o alla sua interfaccia audio, nella speranza che la registrazione funzioni bene.



Oggi, in Italia, il ruolo del produttore artistico, come ha confermato Enrico La Falce nella sua intervista, è praticamente scomparso al contrario di quanto avviene in molti altri paesi d’Europa e del mondo in cui la musica viene ancora considerata come qualcosa di serio dalla maggior parte delle persone. Il tecnico del suono perciò deve essere psicologicamente preparato ad essere lui stesso punto di riferimento e guida artistica delle band che registra e, per diventare un punto di riferimento, occorrono 2 cose: la preparazione teorica e teorico/pratica (che a questo punto sai già dove reperire…) e l’esperienza. Della prima me ne posso occupare io col mio corso per tecnico del suono, ma della seconda sarai tu a dover trovare il modo, la strada, la via migliore per acquisirla (anche a costo di guadagnare solo esperienza ed aria per i primi lavori!!!).

In definitiva possiamo dire che: il lavoro di preproduzione determina, in realtà, la buona riuscita di un disco per l’80% !

Se questa fase è portata avanti con criterio, con competenza, puntando molto a lavorare sulla band prima della registrazione, il lavoro di tracking, ossia la fase di acquisizione audio vera e propria, risulterà essere gradevole, piacevole, ispirante. Viceversa, se la band dovesse giungere impreparata alla fase di registrazione (il che significa non avere le idee chiare sulle strutture dei brani, sull’arrangiamento, sui suoni e sulle parti suonate) la fase di acquisizione risulterà essere pesante, snervante, noiosa, eccetera.

È pur vero che oggi come oggi le tecnologie che ci vengono messe a disposizione ci permettono, in maniera assolutamente semplificata rispetto quello che succedeva fino a qualche decennio fa, di creare takes perfette grazie al lavoro di editing (ossia le capacità che ci danno i sequencer come Protools, Cubase, Logic, Repaer, ecc.. di effettuare le operazioni taglia, copia, incolla). Il rovescio della medaglia è che, con tutta questa “libertà”, si finisce per registrare 10 o 15 takes per strumento per ogni canzone rimandando il lavoro di perfezionamento musicale alla fase di editing che, in realtà, sarebbe deputata all’ottimizzazione più che al restauro musicale…



Ti sembra libertà, sinceramente, questa? Certo che lo è, ma questi strumenti devono essere utilizzati nel modo corretto, non per far suonare dritto un batterista storto… quello è un lavoro che deve fare il batterista durante le ore di studio del suo strumento. Allo stesso modo, l’editing non deve servire per far “andare assieme” i componenti della band: questo è un obiettivo da raggiungere a prove, non durante la registrazione!

Bada bene, te lo dice uno che ci è passato, uno che, attratto dalle potenzialità di Protools, ha preferito per lungo tempo registrare i musicisti chiedendogli di rifare 10 volte ogni singola parte, tant’è che, all’interno del corso per tecnico del suono avanzato, troverai anche diverse ore di lezioni molto approfondite sulle tecniche avanzate di editing (compresi tutti i segreti del mestiere senza veli e senza inganni) che ti spiegano come restaurare una performance musicale dalla a alla zeta…

Tuttavia si cambia, si cresce, e nel tempo le cose che ritenevamo date per scontate, a volte, vengono rimesse in discussione da nuove esperienze, da nuovi avvenimenti e dal contatto con le persone più esperte di noi, e questo vale anche per me!

Ritornando a noi, il concetto è: investire molte energie nella fase di preproduzione (investimento a basso costo) per risparmiare tempo, energia musicale e denaro nella fase di registrazione e missaggio (investimento ad alto costo) . Una band che arriva preparata alle sessioni di registrazione garantisce al tecnico del suono un lavorare fluido, appagante, incredibilmente ispiratore o, a beneficio di tutti, della band in prima persona, della registrazione, del lavoro finale che uscirà da quello studio.

A mio avviso, una band risulta essere pronta per entrare in studio di registrazione quando le registrazioni in diretta fatte in sala prove con un registratorino mp3 riescono ad emozionare chi le ascolta. E’ un criterio di valutazione semplice: registra in sala prove, fai sentire agli amici ed ai parenti, se vedi che quel materiale emoziona, pur essendo ripreso in maniera economica, allora è il momento di iniziare a fare sul serio e di entrare in fase di produzione nello studio di registrazione!



Il tecnico del suono che deve registrare una rock band ha a disposizione due approcci fondamentali: registrare un live in studio oppure concentrarsi sulla registrazione multitraccia strumento per strumento. A questo punto le opinioni che ho raccolto dai vari professionisti si dividono: c’è chi preferisce lavorare partendo da una registrazione “veloce” della band che suona in contemporanea per poi andare a sostituire strumento per strumento in sessioni di registrazione dedicate, c’è chi preferisce (e chi alla possibilità di) registrare tutti i musicisti nello stesso momento, ognuno microfono nel suo boot o sala di ripresa, c’è chi utilizza i due metodi combinati, ma in definitiva la fase di tracking è caratterizzata dal modo di lavorare il fonico e del produttore (spesso la stessa persona).

In linea di massima però possiamo dire che, registrare tutti gli strumenti assieme, ha il potente vantaggio di mantenere intatto il sound e lo spirito della band, ma è necessario uno studio di registrazione dotato di molti ambienti insonorizzati per registrare i vari strumenti assieme. Viceversa, lavorare a strumenti separati, garantisce una maggior precisione e cura nei dettagli di ogni parte suonata, lo si può fare agevolmente i qualsiasi home studio semi professionale ma allunga si corre sempre il rischio di incappare nella “libertà” in cui i software di oggi ci imprigionano se non si tiene alta la guardia… (quante ore di inutile editig ho sprecato nella mia vita, se solo avessi saputo prima queste cose, se solo qualcuno me le avesse dette, se solo avessi saputo ascoltare… c’è di mezzo achee l’umiltà in questo discorso). Infine esistono metodi di lavoro misti: ognuno ha il suo, ogni produzione è diversa dalle altre, ogni giornata è una giornata a sé.
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Old 06-22-2011, 01:19 AM   #13
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Default Lezioni 5 e 6 : tecniche di recording avanzate. Parte C

Ad ogni modo, qualsiasi sia il metodo da te preferito, la cosa fondamentale è curare la preproduzione!!!

Metronomo e timeline:

In maniera praticamente inaspettata, negli ultimi tempi sono venuto in contatto con produttori e tecnici del suono che, presentando una certa dose di nostalgia, sono soliti lavorare “alla vecchia,” senza essere vincolati alla griglia della timeline del sequencer e privilegiando il beating umano.

Molti infatti sono gli esperti che fino ad oggi hanno smontato il mio vecchio approccio al montaggio ed all’editing; alcuni di loro, fra cui Michele d’Anca ed, in parte, Sandro Franchin, mi hanno stupito facendomi ragionare sul fatto che, molto spesso non utilizza nemmeno il metronomolasciando al batterista il suo completo compito primordiale… “tanto, se ti serve MIDI, puoi tranquillamente rimappare la timelie del tuo sequencer per adattarlo al batterista…”

Quello che per me era un requisito fondamentale, per come avevo imparato ed interpretato io il mestiere della registrazione, l’utilizzo del metronomo, alcuni dei professionisti più accreditati che ho conosciuto, in determinate circostanze, preferiscono addirittura escluderlo, estrometterlo dal lavoro. Non sto parlando di jazz, sto parlando di rock, di rock’n'roll, di musica leggera e insomma…

Tuttavia, fino ad oggi, non mi è mai davvero capitato di avere la possibilità di registrare una band escludendo a priori l’utilizzo del metronomo: sarà la mia insicurezza, saranno le bands con cui ho avuto la possibilità di lavorare, sarà che sono uno scettico, ma io preferisco comunque il buon vecchio metodo metronomico.



Diciamo che io generalmente, in caso di lavoro in studio, non di live ovviamente, lavoro così: acustica e voce, ascolto le canzoni, prendo nota delle strutture, decidiamo assieme alla band il beat del brano, e configuro la mia sessione di Protools. Subito, attraverso l’utilizzo dei markers (piccoli cartellini stradali che puoi appiccicare sulla timeline della tua song), prendo nota di dove incominciano le varie parti salienti di un brano (intro, strofa 1, chorus 1, strofa 2, assolo, ecc….).

Quando ritengo che la sessione sia stata preparata in maniera adeguata allora mi dedico alla registrazione delle tracce pilota: potrebbe essere un live in studio in cui tutti i musicisti suonano assieme, registrando in multitraccia in maniera che, in un secondo momento, si possano rifare le singole parti dei vari musicisti, ma potrebbe essere anche una sola chitarra acustica e voce. Spesso infatti mi è capitato di lavorare a progetti anche rock e pop in cui il batterista si è trovato a dover suonare per primo, immaginandosi il sound dell’intera band, e suonando la sua parte sulla sola acustica… non dico che questo sia il metodo migliore, anzi! Il fatto è che alcune volte non ho proprio avuto la possibilità di approcciare il lavoro in maniera differente. Si fa anche questo se è necessario, se si può evitare è meglio!

Potresti anche scegliere di fare un lavoro misto: una sessione pilota di chitarra e voce, una sessione pilota registrando basso e batteria, un’altra sessione pilota per registrare chitarre e tastiere… come ben sai, oggi come oggi, credo molto nel potere della preproduzione e dunque, al contrario di ciò che avrei pensato anni fa, oggi un approccio del genere non lo ritengo affatto una perdita di tempo: si registra tutto alla veloce” una prima volta, poi si riregistra tutto meglio andando a sostituire i vari strumenti in multitraccia (nel frattempo vengono fuori idee, si può modificare la struttura del brano, i vari musicisti suonano la parte da registrare ascoltando effettivamente una band che suona assieme a loro anche se nel tuo studio non sei provvisto di molti locali da adibire alla registrazione dei singoli strumenti in contemporanea, i benefici sono tanti, basta saperli trovare…). Se ci si ritrova nella condizione di dire “come l’ho suonata la prima volta non verrà più” la maggior parte delle volte è un problema del musicista, non dell’ispirazione, e torniamo al discorso che, prima di iniziare a registrare, bisogna conoscere le proprie parti!!!

L’utilizzo del metronomo ti consente di essere agevolmente operativo nel caso in cui tu voglia integrare del MIDI all’interno delle tue registrazioni (per chi ancora non sapesse che cosa si intenda con l’acronimo MIDI -- Musical Insrument Digital Interface -- , in sintesi, è la capacità di programmare un sequencer in maniera che sia esso stesso l’esecutore di alcune parti musicali come ad esempio ritmiche elettroniche, pad o parti di tastiera o di sintetizzatore, effetti sonori, ecc…).

L’operazione di rimappare la time line in funzione del batterista è un’operazione delicata da fare e, sinceramente, dal mio punto di vista, sconsigliata ai principianti. Inoltre è un modo di lavorare adatto a musicisti che davvero suonano bene, e alle situazioni in cui il suono della band non è un’accozzaglia di singoli parti strumentali ma è realmente un tutt’uno. Puoi utilizzare questo approccio, ma ti consiglio prima di farti molta esperienza sul metodo classico, con il metronomo impostato all’interno del tuo programma per la registrazione audio.

La fase del mixaggio:



… E qui si apre un capitolo: me la prendo alla lontana ma vedrai che alcuni concetti e torneranno utili a breve nella pratica.

Anche in questo caso non aspettarti che in questa sezione si parli di trucchi di mixaggio o di tecniche specifiche: parliamo del concetto di mixaggio in generale. Per arrivare a parlare di mixaggio però desidero prima rendrti partecipe di una delle mie fondamenta nel lavoro di registrazione: in una band è necessaria una leadership!

Lo ripeto, una band ha bisogno di un leader, di una coppia di leader, o al massimo di un triunvirato. Scordati la possibilità di portare a termine con successo un mixaggio fatto assieme a tutti i componenti di una band: La chitarra sarà sempre troppo bassa, la cassa della batteria si sentirà sempre troppo poco, la voce del cantante non sarà mai al livello giusto, ecc… non esiste! Il mixaggio lo fa il produttore. Non lo fanno i dilettanti allo sbaraglio…

Pensa bene, se tutti tuoi arti avessero ognuno un cervello indipendente, probabilmente passeresti la maggior parte del tuo tempo immobile in preda a un mondo di movimenti scoordinati. Lo stesso vale per la produzione musicale: il multitraccia è stato acquisito, ora bisogna solo perfezionarne i suoni… per fare questo è necessaria una visione globale ed insieme professionale. All’interno di una band c’è un produttore artistico o una persona che abbia queste capacità di visione globale e che sappia trasmettere questo concetto al tecnico del suono? Se la risposta è sì allora questa persona, e solo questa, è ammessa alla sessione di mixaggio.

Se la risposta è no il mixaggio lo fa il tecnico del suono da solo in studio con le sue casse, i suoi plugins, i suoi modi e tempi di lavoro. Io lavoro così per la maggior parte delle volte: creo il mixaggio per conto mio, lo faccio ascoltare alla band, chiedo alla band di eleggere un referente unico per interfacciarsi con me, un portavoce di tutti, lo invito nel mio studio ed, assieme, facciamo le ultime modifiche. Non esiste che tutta la band venga in studio a mixare! Il mix è appannaggio completo del tecnico del suono ed eventualmente del produttore. Sette cervelli che lavorano sullo stesso materiale musicale non potranno che peggiorarlo perché ognuno cercherà di portare acqua al proprio mulino quando invece un buon bilanciamento, un buon missaggio, è realizzato proprio con l’intento di far suonare tutto al meglio cercando di creare un’armonia sonica.

Quanti direttori hanno le orchestre? A me risulti che si parli sempre di direttore d’orchestra, non di direttori d’orchestra… poi chiaramente i musicisti fanno il loro, suonano la loro parte, mettono anche la loro quota di interpretazione la loro, variazione la loro, umanità, ma la direzione orchestrale è deputata ad un’unica persona che, anche forse il peggior direttore orchestrale del mondo, avrà sempre più possibilità di ottenere un risultato migliore che se venisse affiancato da altri direttori che dirigono assieme a lui in contemporanea.

Capito?

Se invece tu, in qualità di tecnico del suono, desideri fare un ragionamento meramente speculativo sulla registrazione e sul mixaggio di una band, potresti anche invitare tutta la band a partecipare al mixaggio forte del fatto che il numero delle ore, e quindi il costo che il gruppo dovrà sostenere, di certo aumenterà… ma questo non è il mio modo di lavorare!
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Old 06-22-2011, 01:19 AM   #14
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Default Lezioni 5 e 6 : tecniche di recording avanzate. Parte D

Il mastering:

Della definizione di master in ciò copiamo nella lezione sei che trovi a questo link:

http://www.scuolasuono.it/home/corsi...-il-mastering/

Sorrido sempre quando sento che in uno studio si effettua registrazione, mixaggio e mastering dei proprio lavori…

Certo, è sempre possibile effettuare delle operazioni di compressione ed equalizzazione su un materiale audio stereo in uno studio di registrazione, potrei usare degli outboards particolari se ce li ho, oppure potrei usare dei plugins, il concetto è che il mastering serve per ottimizzare, e che solamente in parte, diciamo per il 10%, risulta essere un’operazione creativa.

http://www.scuolasuono.it/home/wp-co...io-300x166.jpg

Mi domando: che senso ha masterizzare in autonomia un lavoro mixato da se stessi? Certo, risparmiare, provare, dimostrare, ma idealmente a mio avviso il mastering dovrebbe essere una fase curata da un’altra persona, una persona che non è coinvolta emotivamente nella produzione, nella registrazione o nel mixaggio di quei brani e che abbia le “orecchie fresche” al lavoro.

Ovviamente conta molto l’esperienza, ma so che anche ad alti livelli si utilizza questo concetto: se io ho mixato dei brani il mio cervello, il mio orecchio, e ormai è abituato ad ascoltarli ed a sentirli in un certo modo ed è molto probabile che, quand’anche la mia strumentazione e la mia struttura mi consenta effettivamente di effettuare l’operazione di mastering nel miglior modo possibile (e comunque queste strutture sono davvero poche) la mia emotività ed il mio cervello non mi aiuteranno ad ottimizzare rapidamente il prodotto che ho appena finito di mixare.

Sì, posso schiacciare, posso comprimere, posso equalizzare, posso spippolare, ma quale incredibile vantaggio dalla possibilità di far avere quel materiale ad un altro tecnico del suono, far ritoccare ed ottimizzare ad un’altra persona il mio lavoro? Ce ne sono tanti di vantaggi…

Ovviamente la persona deve avere esperienza, deve essere un professionista, devo sapere che ha già effettuato lavori simili o che comunque sarà in grado di portare a termine un buon lavoro senza farmi sprecare del denaro… il mio concetto è questo: se non posso permettermi un mastering costoso e super professionale ad altissimo livello in strutture accreditate, sapendo che il mio lavoro passerà per le mani giuste, preferisco 10 volte dare da masterizzare il mio mix ad un altro studio di mixaggio professionale, dotato di ascolti (ed almeno software) sufficientemente professionali piuttosto che cimentarmi io stesso nella fase di ottimizzazione finale del sound dei brani.

Sono troppo legato a quell’opera. È carne della mia carne, in quel mixaggio c’è la mia anima, c’è la mia arte, c’è la mia persona: come faccio ad essere obiettivo? Il mix è un lavoro artistico al 90%; il master in è un lavoro tecnico al 90% e solo un 10% lo possiamo considerare artistico…

Ma pensi che sia il regista che decide il final cut del suo film?? Neanche per idea, lui è troppo legato al suo girato, alle emozioni provate durante le riprese, alle sue sclte visionarie… Il film deve vendere ed il montatore, da occhio “esterno”, avrà maggiori probabilità di fa uscire un’opera d’arte dal suo montaggio piuttosto che l’ego del regista.

Sarà forse la mia inesperienza che mi porta a ragionare in questi termini, di certo tecnici del suono molto più esperti di me sono in grado di astrarsi durante la fase di mastering dei loro brani e realizzare degli ottimi capolavori anche in piena autonomia.

Tuttavia ritengo che l’intervento di un’altra persona competente su quell’opera musicale, di un tecnico che si occuperà della fase di mastering, potrà apportare maggiore energia, ai brani.

Stiamo sempre valutando figure tecniche qualificate, non stiamo parlando di dare in mano il tuo brano al primo ragazzino che passa… ma il fatto stesso che il brano passi per le mani di un’altra persona competente, con la sua storia, con le sue procedure tecniche, con la sua persona, con la sua competenza non potrà che a portare energia positiva ai brani ed al progetto secondo me.

Poi, dobbiamo risparmiare? Va bene, una compressione ed una equalizzazione la possiamo anche fare in studio… però, potendo, io sceglierei di dare i brani da masterizzare ad un altro tecnico del suono ed eventualmente ricambiare il favore martirizzando i suoi lavori, se c’è effettivamente un rapporto di reciproca fiducia e stima professionale.

Bene, ho sproloquiando abbastanza. Per oggi direi che è tutto, ne abbiamo dette di cotte e di crude e mi sa che tutto ciò non contribuirà a fare di me un tecnico del suono amato dai colleghi, ma chi se ne frega? A me interessa che tu possa valutare anche la mia campana, una campana spesso fuori dal coro, e poi ragionare con la tua testa. Il mio goal è quello di aiutarti a crescere nella tua professionalità, non di farmi bello davanti agli occhi dei colleghi più o meno esperti di me…

Ti saluto, ti rimando al prossimo articolo del corso per tecnico del suono gratuito promosso da Scuolacuono.it in cui affronteremo il delicato argomento di come monetizzare la tua attività di tecnico del suono. Anche qui, credo che mi attirerò i dissensi dei più, ma io scommetto su di te e sulla tua nuova attività di fonico!

Con affetto

Francesco Nano


Risorse di approfondimento e di supporto a questo articolo:


“I 7 trucchi per plasmare il sound della tua band” (tutorial pdf)

http://www.scuolasuono.it/home/corsi...ella-tua-band/

Intervista INTEGRALE a Sergio Taglioni (storico tecnico del suono scomparso da qualche mese)
http://www.scuolasuono.it/home/inter...so-di-recente/

Corso per tecnico del suono (lezione 5): il mastering
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...-il-mastering/

Corso per tecnico del suono -- advanced -- di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/corsotecnicodelsuono/

Accademia del Mixaggio di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/AccademiaDelMixaggio/

Articolo originale:
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...ome-recording/


ATTENZIONE 1: ti sarei grato se potessi aiutarci a promuovere questa iniziativa gratuita cliccando il pulsantino “Mi Piace” e condividendo via email e su facebook il link a questa pagina.

ATTENZIONE 2
: Se desideri interagire con me puoi lasciare un commento qui sotto (devi essere registrato al sito attraverso il login di Facebook ed aver completato la pagina di registrazione — se trovi difficoltà nel completare la procedura d’iscrizione puoi contattarmi all’email francesconano@scuolasuono.it ).
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Old 06-22-2011, 01:23 AM   #15
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Default Lezione 7: i processori di segnale. Parte A

Ciao a tutti gli amici che stanno seguendo questo corso per tecnico del suono gratuito. In questo nuovo appuntamento desidero riprendere il discorso da un punto di più pratico e tecnico. Parleremo infatti di effetti e processori di segnale. Sappiamo bene che lo strumento principale per un tecnico del suono è il mixer. Troppo spesso però ci si dimentica che, per ottenere un buon mixaggio o delle ottime sonorità live, oltre ai microfoni ed al mixer, sono necessari degli effetti.

Quando si parla di effettistica si parla di processori esterni (o incorporati) al mixer atti all’elaborazione del suono, o meglio del segnale musicale. A seconda della piattaforma con cui si lavora questi effetti possono essere degli scatolotti fisici (outboards) o dei piccoli programmini che si innestano all’interno del programma principale (plugins).



Gli scopi per effettuare un’elaborazione su un segnale musicale possono essere più diversi: modificarne il contenuto di frequenze e lo spettro, modificarne la dinamica, aggiungere delle alterazioni timbriche, conferire una connotazione spaziale ad un suono, aggiungere degli effetti speciali, ecc… a seconda dell’esigenza sono stati inventati diversi strumenti: se il microfono è quello strumento che permette di trasformare l’energia acustica in segnale elettrico, il mixer l’oggetto proposto a raggruppare più segnali elettrici in un unico segnale elettrico (oppure in due segnali elettrici nel caso della stereofonia, o in sei nel caso del surround) gli effetti sono degli strumenti che consentono l’alterazione ed eventualmente il miglioramento delle caratteristiche tecniche ed artistiche di un segnale elettrico musicale (del caso di effetti software o digitali l’alterazione viene fatta, ovviamente, sulla rappresentazione numerica del segnale elettrico).

Ci sono diversi criteri per catalogare i processori di segnale. Quello che a me piace di più è quello che divide gli effetti in due grandissime categorie: gli effetti di dinamica e gli effetti di colore.

I processori i “dinamica” sono quegli effetti deputati a cambiare i connotati ad un segnale audio: l’equalizzatore è il tipico processore di dinamica che, guarda caso, viene comunemente integrato in tutti i mixer. Altri processori di dinamica sono il compressore, il noise gate, molti altri….

I processori cosiddetti “di colore” sono quei processori che, dato un segnale elettrico dai connotati perfetti, si preoccupano di aggiungere una certa sonorità o un certo colore al segnale trattato. Esempi tipici di processori di colore sono il riverbero, i vari delay, chorus e flanger, ecc…. che vengono apposti su segnali già tecnicamente ed artisticamente “corretti”.

Questi sono solo alcuni degli effetti messi a disposizione dal mercato hardware e software, tuttavia sono queste le categorie principali di effetti che aiutano il tecnico del suono a raggiungere il buon risultato sia nel mixaggio che nel live.

Vediamo ora nel dettaglio a che cosa servono i vari processori sopraelencati: ovviamente non potremo scendere nel dettaglio pratico del loro utilizzo ma ciò che di seguito potrai leggere ti permetterà di affrontare con maggior serenità i manuali dei tuoi plugins o del tuo mixer. Infine ritorneremo sull’equalizzatore, che, essendo il processore più famoso ed utilizzato, necessita a mio avviso di un ulteriore approfondimento sulle sue caratteristiche ed utilizzo.

Processori di dinamica:

L’equalizzatore è quello strumento che consente al tecnico del suono di modificare la timbrica di un segnale, di alterarne le frequenze medie, basse o alte a seconda di esigenze tecniche o stilistiche. Con l’equalizzatore è possibile effettuare delle modifiche sostanziali allo spettro di frequenze di un determinato segnale audio. È un termine molto utilizzato per definire l’intervento dell’equalizzatore e “risposta in frequenza”. Questo termine identifica in maniera generica il fatto che, dato per assunto, in ingresso ad un equalizzatore, un segnale audio caratterizzato da rumore bianco (ossia un rumore composto da tutte le frequenze appartenenti allo spettro dell’udibile, allo stesso livello), in uscita l’andamento del livello delle singole frequenze venga o meno alterato. Un sistema audio definito con risposta in frequenza lineare indica che il contenuto spettrale del segnale in ingresso sarà equivalente a quello del segnale in uscita. L’equalizzatore è, per definizione, un oggetto pensato per modificare lo spettro di frequenze di un segnale in ingresso.



All’interno del corso per tecnico del suono di ScuolaSuono.it vengono dedicate oltre cinque ore allo studio ed all’approfondimento degli equalizzatori e del loro impiego. È ovvio che in un articolo di questo tipo, non riusciremo ad essere esaustivi. Prima però di passare la descrizione degli altri processori che tipicamente vengono impiegati nell’audio, ti avverto che riprenderemo più nel dettaglio il discorso relativo agli equalizzatore tra qualche riga in questo stesso articolo: l’equalizzatore è uno di quegli strumenti onnipresente nelle apparecchiature e nei software audio ed è bene sapere almeno di che cosa si sta parlando prima di muovere le manopole a casaccio…

Il compressore, l’expander ed il limiter sono tipicamente quei processori deputati alla gestione della dinamica di un segnale (intesa proprio come differenza tra livelli minimi e massimi, di escursione di “volume” se vogliamo).

Ogni segnale, oltre che essere caratterizzato da un certo spettro di frequenze che varia continuamente, è anche caratterizzato da valori di dinamica: quando parlo, io posso parlare sottovoce oppure URLAREEE; questo è un cambio di dinamica. Quando sono un assolo di chitarra io posso suonare il pianissimi o, alzando il livello dell’ampi a manetta, i fortissimi, ecc….



L’argomento processori di dinamica
è uno di quegli argomenti belli tosti, molto appaganti ma molto difficili da padroneggiare. Per quanto mi riguarda non passa giorno sull’audio che io non impari qualcosa sui processori di dinamica, sul loro corretto impiego, sul loro utilizzo creativo. Spiegare a parole l’utilizzo e l’utilità del compressore, dell’espander, e del limiter, oltre ad essere un’impresa non semplice, risulta anche essere molto deficitaria: ecco perché, anche nel caso dei processori di dinamica, all’interno del corso per tecnico del suono di ScuolaSuono.it, ci sono oltre cinque ore di spiegazione ed esempi pratici con prove tecniche registrate nello studio di registrazione Angel’s Wing di Nico Odorico. Puoi trovare un estratto interessante del lavoro di comparazione fatto con Nico a questo link:
http://www.scuolasuono.it/home/inter...s-wing-studio/

Tuttavia, in linea di massima, tanto per capire di quello di cui stiamo parlando, possiamo dire che il compressore è quel processore dedicato a diminuire il range dinamico di una parte musicale suonata o cantata e dunque ad avvicinare, in termine di “volume” complessivo, i pianissimi ai fortissimi. Lo scopo può essere essenzialmente tecnico (ossia, sapendo che il mio brano verrà ascoltato spesso in un’autoradio o in un lettore MP3, essendo a conoscenza del fatto che il sistema d’ascolto non sarà un sistema professionale e che le condizioni d’ascolto saranno rumorose, per evitare il rischio che l’ascoltatore perda i dettagli nei passaggi di pianissimo, utilizzando la compressione posso fare in modo che anche passaggi più deboli vengano percepiti come più forti) oppure di tipo artistico (una chitarra elettrica ben compressa risulta essere molto più aggressiva ed appagante rispetto allo stesso segnale senza compressore).

L'expander è un processore di dinamica che effettua l’operazione inversa rispetto compressore: anziché diminuire la gamma dinamica di un segnale la amplifica, ossia i pianissimi verranno resi ancora più inudibili rispetto ai fortissimi. L’estremizzazione dell’espander è quello che comunemente viene conosciuto come noise gate.Il noise gate è lo strumento che virtualmente consente di eliminare i rumori di fondo, come ad esempio il fruscio di un amplificatore particolarmente udibile quando il chitarrista non sta suonando, ed in pratica funziona così: stabilito un certo livello di riferimento del segnale, tutte le porzioni di segnale che supereranno quel livello verranno lasciate passare oltre nella catena audio, ciò che invece risiede al di sotto di quel livello verrà “abbassato” fino ad essere reso inudibile. Se perciò la soglia di riferimento viene impostata ad un livello appena sopra il livello di fruscio di fondo dell’ampli, quando l’unico segnale che transiterà all’interno di questo processore sarà il fruscio, il volume sarà abbassato; quando invece il chitarrista suonerà una nota, e dunque il livello supererà la soglia, il segnale audio verrà lasciato transitare.
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Old 06-22-2011, 01:24 AM   #16
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Default Lezione 7: i processori di segnale. Parte B

Il noise gate è uno strumento fondamentale per la buona riuscita di una batteria: è fondamentale infatti che, per evitare rumori di fondo ed aggirare problematiche complesse relative alla fase dei segnali catturati dai vari microfoni che riprendono il set, il segnale dei microfoni d’accento relativi ai fusti risulti essere presente solo quando è necessario (ad esempio, il segnale del rullante, attraverso l’utilizzo di un noise gatte, verrà lasciato transitare nel mixer solo durante il transigente utile mentre, nel resto del tempo, per esempio durante i colpi di cassa, il segnale del rullante rimarrà inudibile).

Per quanto riguarda il limiter possiamo dire che esso è l’estremizzazione del compressore: senza entrare troppo nel dettaglio, il che richiederebbe ore e ore di scrittura (e di lettura) possiamo dire che il limiter funziona esattamente come il limitatore di velocità presenti sulle corriere che infatti impedisce ad un mezzo, per quanto il conducente pigi sull’acceleratore, di superare un certo limite di kilometri orari . Nell’audio è lo stesso: il limiter costringe e il segnale in ingresso, a prescindere dal suo livello, ad uscire con un livello massimo pre impostato dall’operatore.

L’utilizzo tipico del limiter è in fase di mixaggio su singoli strumenti percussivi per restituire corpo ai suoni oppure, in fase di mastering, utilizzato sul master Left e Right per limitare i picchi di segnale e restituire così un segnale che suoni “più forte”.

Questi in sintesi gli scopi principali e gli strumenti principali deputati alle modifiche dinamiche (ossia deputate a cambiare i connotati del segnale audio); vediamo ora quali sono i principali esempi di processori di colore. Come già detto il processing di colore è quell’insieme di operazioni che servono a rendere più suggestivo un segnale audio già ben suonante (quindi un segnale già a posto dal punto di vista della risposta in frequenza e della gamma dinamica).

Il riverbero è il processore deputato all’emulazione della risposta acustica restituita da un ambiente. Ne esistono di diversi tipi e basati su diverse tipologie di funzionamento, anche se lo scopo rimane sempre lo stesso. I parametri che generalmente si trovano sulla maggior parte di questi processori, sia essi software che hardware, sono il tempo di riverbero (ossia la durata in termini di secondi della coda del riverbero -- per capirci, il riverbero del tuo bagno, ha una coda più corta rispetto al riverbero di una chiesa; te ne accorgi se batti un colpo di mano-), alcuni parametri dedicati alle prime riflessioni (le riflessioni acustiche che per prime giungono all’orecchio dell’ascoltatore dopo essere state rimbalzate da una sola superficie) ed alle caratteristiche costruttive della stanza (cubatura, materiale di costruzione, forma, ecc..).



Esercizio per casa: ascolta il riverbero che viene prodotto nel tuo bagno quando batti un colpo di mano (forte) ed ascolta il riverbero prodotto all’interno di una chiesa, magari con soffitto in legno. Ti accorgerai come il suono del riverbero cambi completamente a seconda della stanza, della sua forma, dell’arredo, dei materiali con i quali è costruita, ecc…

Il delay è i primogenito degli effetti di colore ed il componente fondamentale che sta alla base di tutti i processori appartenenti a questa categoria (riverbero compreso). Stiamo parlando di un processore che ha un’infinita gamma di impieghi e di diramazioni. Tanto per capirci chorus, flanger e phaser sono suoi derivati…

Allora, partiamo dal fatto che il Delay ideale e primordiale non fa altro che applicare un ritardo ad un segnale in ingresso. In pratica è con il delay che si possono simulare echi simili a quelli che si possono sentire in montagna.

Anche nel caso del delay il discorso è davvero molto ampio ed, inutile dire, che nel corso per tecnico del suono di scuolasuono.it viene trattato in maniera molto approfondita e tecnica. Possiamo però accennare ad alcune curiosità, partendo dai parametri che spesso ritroviamo sui plugins o sugli hardware.

Il controllo del tempo di ritardo è il fulcro. Tempi di ritardo tipici di un delay vanno dal millisecondo ai 2 secondi. L’effetto di colorazione, come nel caso del riverbero, si ottiene quando il segnale originale viene sommato con il risultato del segnale prodotto dal processore. Per fare un esempio, se nel caso del riverbero ci saremmo aspettati una sonorità composta dal segnale iniziale più la simulazione di una risposta acustica di una stanza, nel caso del delay il risultato principale che ci si aspetta è quello del segnale originale più la sua copia ritardata nel tempo, un effetto eco, insomma…

Attraverso l’opzione feedback, integrata nella maggior parte dei delay, si fa in modo che il segnale ripetuto vanga reindirizzato all’input del processore creando così una sequenza di ripetizioni più o meno lunga.

TTTAAA -- TTAA -TA -- ta…..

Non so se mi spiego…



Infine alcuni delay integrano un processing di modulazione applicabile al segnale ritardato (un leggero cambio di intonazione che oscilla nel tempo, ad esempio). La combinazione della modulazione con lo slap delay (ripetizione singola) o con ll feedback della genera rispettivamente l’effetto di flanger e phaser.

Il miglior modo per sperimentare le sonorità di un delay provvisto di tutti questi parametri è sperimentare con un plugin: rimarrai tu stesso sbalordito delle potenzialità sonore di questo strumento…

Tieni presente che, quando la ripetizione non viene avvertita come separata rispetto al segnale originale ma come una vera e propria colorazione ( < 50 ms) quello è il territorio più gratificante per la sperimentazione iniziale. Inoltre ti avviso che, per ottenere sonorità meno ridicole e più significative, è indicato utilizzare rate (valore di oscillazioni dell’intonazione al secondo) inferiore a 2 (< 2 oscillazioni per secondo).

Vedremo poi nel prossimo articolo come utilizzare questi processori in combinata con un mixer (sia esso hardware, software o digitale). Ad ogni modo, prima di concludere questa lezione, è bene ricordare che ogni processore di colore integra un controllo mix (Dry-Wet), ossia un controllo che permette di mixare il segnale originale in ingresso con una certa quantità di segnale processato. Vedremo poi che, utilizzando i processori in un normale workflow che comprenda l’utilizzo del mixer, raramente questo controllo viene utilizzato in maniera diversa che con un’impostazione 100% Wet -- uscita dal processore: solo segnale processato -- poiché il missaggio con il segnale originale verrà effettuato nel mixer stesso.
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Default Lezione 7: i processori di segnale. Parte C

Focus: Equalizzatore

Vediamo ora più approfonditamente il discorso equalizzatore. Di certo non pretendo che questa trattazione risulti essere esaustiva ma, al solito, il mio scopo è quello di darti delle informazioni base affinché tu possa sfruttare le informazioni che trovi in rete in maniera proficua e non dispersiva.



L’equalizzatore è forse il più famoso e conosciuto tra i processori utilizzati nell’audio tanto che, nella maggior parte delle volte, esiste un equalizzatore integrato anche nei sistemi high-fi casalinghi o car-audio.

Esistono diversi tipi di equalizzatore a seconda della funzione dell’equalizzatore deve svolgere ma la sua funzione principalmente rimane quella di alterare, da un punto di vista spettrale, o se vogliamo timbrico, il contenuto sonoro di un segnale audio.

Quando su un qualsiasi apparecchio audio, dall’autoradio all’amplificatore per chitarra, utilizziamo dei controlli per aumentare o diminuire ad esempio i bassi, gli alti, i medi, non stiamo facendo altro che utilizzare un equalizzatore.

L’equalizzatore nasce, come dice la parola stessa, per riequilibrare il contenuto sonoro di un segnale audio ottenuto da un microfono: in poche parole, fin dagli albori dell’audio, gli ingegneri del suono dell’epoca si sono resi conto che l’utilizzo del microfono già di per sé restituiva un segnale dalla timbrica falsata (ad esempio con pochi altri con molti medi). Si è perciò inventato un apparecchio che, in dominio elettrico, desse la possibilità all’operatore di rimettere mano alla timbrica del segnale registrato.

Dobbiamo stare attenti però che, con la parola equalizzatore, spesso si intende un insieme di filtri: esistono infatti molti filtri ed un equalizzatore non è altro che il raggruppamento di un certo numero di questi.

I tipici filtri che si possono incontrare nella maggior parte delle macchine audio professionali e semi professionali sono il filtro Shelving, il Peaking ed i passa alti o passa bassi.

Senza voler per forza entrare in dettaglio, limitando l’articolo ad una trattazione semplice ed adatta a tutti, possiamo dire che i filtri Shelving sono quelli deputati ad incrementare o a diminuire il livello (e quindi il volume) di una certa porzione dello spettro del segnale (una certa porzione di frequenze) a partire da una determinata frequenza. Mi rendo conto che cercare di immaginarsi questi concetti senz’aver trattato in maniera approfondita tutto ciò che riguarda la conoscenza del suono e del segnale audio, il discorso delle frequenze e delle somme di frequenze e senza un po’ di teoria alle spalle questi ragionamenti possono risultare leggermente complicati da seguire. Tuttavia non credo che tutto ciò scoraggi in partenza la persona che per la prima volta si trovi di fronte ad un equalizzatore di un mixer: ci sono dei pomelli da girare, gli Shelving sono quei pomelli che alzano o abbassano gli alti o i bassi di un segnale.

Quando nell’autoradio o nel tuo amplificatore di chitarra è presente un controllo per aumentare o abbassare gli alti allora trattasi di filtro Shelving.

Questo tipo di filtro, nei mixer più costosi o nella maggior parte dei sistemi software, è dotato di due controlli: la quantità di intervento (gain) e la frequenza di intervento (cioè, da questa frequenza in su, oppure, da questa frequenza in giù, alza o abbassa di una certa quantità il livello del segnale).



I filtri di tipo Peaking invece sono quelli deputati all’intervento su un range di frequenze limitato o meglio su un’unica porzione dello spettro (idealmente, le frequenze inferiori e superiori alla range di intervento di questo filtro vengono lasciate inalterate).

Capisci bene che il filtro Peaking è tipicamente utilizzato per l’intervento sui cosiddetti “medi”. Il concetto è questo: aumenta o diminuisce la porzione sonora del segnale audio in un range limitato, attorno ad una certa frequenza. Nella maggior parte dei mixer professionali e nella quasi totalità degli strumenti software, il Peaking è provvisto di due comandi: quantità di intervento e frequenza di centro banda. Nei filtri più elaborati, specialmente in quelli digitali, è facile trovare il controllo dedicato all’ampiezza dell’intervento, ossia a quanto larga o stretta debba essere la campana raffigurata in un grafico di risposta in frequenza: più stretta sarà la forma dell’intervento, più selettivo sarà il filtro e maggiore sarà la probabilità di riuscire ad innalzare o ad abbassare una porzione molto precisa di frequenze (questo tipo di filtro viene tipicamente utilizzato per identificare ed eliminare l’effetto Larsen nei concerti). Più larga risulterà essere la “forma” dell’intervento, meno preciso sarà l’intervento del filtro, maggiore sarà la probabilità di alterare timbricamente il segnale e di creare sonorità artistiche.

Infine, l’ultima tipologia di filtri che analizzeremo in questo articolo sono denominati Passa Alto e Passa basso (o Hi-pass e Low-pass). Questa tipologia di filtro è tipicamente passiva e cioè, nella pratica, è un componente che non è in grado di generare una amplificazione ma solo di tagliare. Il passa basso è infatti il filtro che permette di eliminare completamente i bassi a partire da una certa frequenza. Viceversa, il passa alto è il filtro che permette di eliminare da un segnale audio gli alti a partire da una certa frequenza. Nella pratica si assiste sempre ad una diminuzione progressiva del livello del segnale in funzione della frequenza.



Possiamo dire anche che, tipicamente, l’utilizzo di entrambi i filtri in combinata determina ciò che viene definito come band reject o band pass a seconda dei casi.

L’utilizzo classico che si fa di questi filtri è per limitare la risposta in frequenza di determinati strumenti. Ad esempio nel caso del segnale microfonico di una voce, il tecnico esperto sa bene che tutto ciò che risiede al di sotto degli 80 Hz, con molta probabilità, è segnale indesiderato dal momento che la voce umana non contiene porzioni significative ti basse frequenze. Nel caso del segnale di una chitarra elettrica invece il bravo fonico sa che, al di sopra dei 4-5000 Hz c’è solo rumore e dunque, non essendo caratterizzato il suono di elettrica da altissime frequenze, non ha senso farle passare oltre nella catena degli strumenti audio.
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Old 06-22-2011, 01:26 AM   #18
Alteregoxxx
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Default Lezione 7: i processori di segnale. Parte D

Un utilizzo leggermente più creativo di questi filtri è quello di costringere i singoli segnali a risiedere in un determinato range di frequenze: se nel mixaggio ogni strumento ed ogni segnale copre l’intero spettro delle frequenze dell’udibile, dalle bassissime frequenze alle altissime, il mix suona come un’accozzaglia di suoni. Viceversa, il bravo tecnico che riesce a gestire lo spettro dei segnali in maniera che ogni strumento abbia, per quanto possibile, uno range di frequenze, una porzione di spettro dedicata, creerà i presupposti affinché ogni strumento risulti godibile all’interno della somma e, con tutta probabilità, il risultato finale sarà decisamente più professionale.

Dicevamo che l’equalizzatore è un insieme di filtri: si possono creare perciò diverse modalità di equalizzatore a seconda dello scopo che operatore ne deve fare.

Prendiamo ad esempio il tipico equalizzatore di un canale di un mixer di fascia media: tipicamente vi troveremo un filtro dedicato agli alti, uno ai bassi (Shielving, tipicamente con frequenza di intervento fissa) ed un filtro di tipo Peaking per i medi con controllo di gain e frequenza d’intervento; infine un passa alti con frequenza d’intervento prestabilita dal costruttore.



In mixer analogici più prestigiosi o in quelli digitali (compresi software) l’equalizzatore di canale sarà simile, sebbene più complesso: tipicamente infatti anche gli Shielving saranno dotati di controllo per la frequenza di intervento, molto probabilmente troverai due equalizzatori parametrici Peaking (uno per il medio alti è l’altro per il medio bassi) dotati addirittura di tre controlli: il gain, la frequenza d’intervento e la campionatura (ossia la possibilità di allargare o restringere la banda d’intervento del filtro).Infine un passa bassi ed un passa alti con frequenza d’intervento selezionabile. Un equalizzatore di questo tipo da moltissime possibilità in più al tecnico di lavorare sul suono di ogni singolo strumento per creare mix complessi e ben suonanti.

Questo tipo di equalizzatore viene definito come equalizzatore “parametrico”. Un altro tipo di equalizzatore molto conosciuto è l’equalizzatore “grafico”. L’equalizzatore grafico non è altro che un insieme di filtri Peaking, ognuno dei quali si occupa di un pezzetto di spettro del segnale, la cui unica regolazione disponibile è quella relativa all’entità dell’intervento (gain).

Questi filtri si incontrano tipicamente nei concerti come moduli esterni al mixer. Solitamente vengono utilizzati tra l’uscita del mixer e il sistema di amplificazione (sia esso il sistema di amplificazione principale che un sistema ti ascolto ausiliario dedicato ai singoli musicisti sul palco -spie-).



Lo scopo con il quale è stato concepito questo equalizzatore è quello di aiutare a ritrovare la risposta in frequenza di un sistema di amplificazione il più neutra possibile adattandone la sonorità all’ambiente in cui l’impianto suona: un impianto di diffusione da concerto montato in un palazzetto, a causa dell’influenza acustica dell’ambiente, restituirà un segnale carico di alti. Allo stesso modo è impensabile ritenere che una cassa monitor posizionata su un pavimento di cemento oppure sopra il palco di un teatro restituisca la stessa sonorità: è proprio l’ambiente stesso che condiziona la risposta in frequenza del sistema di amplificazione poiché, alle nostre orecchie, giungono componenti sonore sia dirette (quelle che dal cono dello speaker che colpiscono direttamente le nostre orecchie) che indirette (tutte quelle riflessioni acustiche che si generano quando sono presenti delle superfici su cui il suono rimbalza).

L’utilizzo corretto dell’equalizzatore grafico è perciò quello di restituire una risposta in frequenza lineare al sistema di amplificazione inserito in un contesto acustico. Spesso però mi è capitato di vedere alcuni fonici, poco preparati, utilizzare questo equalizzatore per cercare di sopprimere i feedback (i tipici fischi che si sentono nei concerti dovuti all’interazione del microfono col sistema di amplificazione). Sebbene apparentemente questo sia un utilizzo scontato di questo equalizzatore, dovrebbe far riflettere il fatto che non esistano dei veri e propri controlli di gestione delle frequenze di intervento e della campionatura. In altre parole ogni singolo filtro opera solamente in una certa porzione di audio in maniera prestabilita. Se l’esigenza del fonico è quella di andare a caccia dei famosi fischi che si avvertono sul palcoscenico lo strumento corretto è l’equalizzatore parametrico, che consente una maggior precisione nell’individuazione e nella soppressione del problema feedbeck a fronte di una quasi inalterata risposta in frequenza sul resto del segnale trattato.

Gli equalizzatori grafici sono gli stessi, come concetto, che ritroviamo sui tipici impianti audio casalinghi…

Questi sono solamente principali tipi di equalizzatore ma ovviamente nel mondo reale, e specialmente nel software, esiste ogni tipo di combinazione di filtri radunati in un’unica entità denominata equalizzatore.

Nella prossima lezione ci avventureremo alla scoperta del mixer e del suo utilizzo.

Un saluto a tutti gli amici di Scuolasuono.it ed a tutti gli aspiranti tecnici del suono!
Francesco

ATTENZIONE: ti sarei grato se potessi aiutarci a promuovere questa iniziativa gratuita cliccando il pulsantino “Mi Piace” e condividendo via email e su facebook il link a questa pagina.

***

Risorse di approfondimento e di supporto a questo articolo:


Equalizzare in studio di registrazione: Angel’s Wings Studio di Nico Odorico
http://www.scuolasuono.it/home/inter...s-wing-studio/

Corso per tecnico del suono di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/corsotecnicodelsuono/

Accademia del Mixaggio di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/AccademiaDelMixaggio/

“Riprendere il tuo live -L&R” (tutorial pdf)
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...l-tuo-live-lr/

“I 7 trucchi per plasmare il sound della tua band” (tutorial pdf)
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...ella-tua-band/

Articolo originale:
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...e-e-riverbero/
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Old 06-22-2011, 01:28 AM   #19
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Default Lezione 8: il mixer. Parte A

Ciao a tutti coloro che desiderano, nel loro intimo, diventare parte attiva all’interno della produzione musicale ed in special modo a tutti coloro che sognano di diventare tecnici del suono e respirare così l’aria e l’energia musicale che solo il lavoro durante una produzione audio sa regalare.

Tra le varie lezioni del corso per tecnico del suono base, questa credo che sia una delle più importanti: fino ad adesso abbiamo parlato di molte cose ma abbiamo girato attorno ad un argomento fondamentale per ogni tecnico del suono, sia esso un tecnico di mixaggio, sia esso un operatore teatrale, sia esso un fonico da concerto o da broadcast.

L’argomento di oggi è infatti… il mixer!

Il mixer è lo strumento del tecnico del suono per eccellenza. Un tecnico del suono senza mixer è un po’ come un panettiere senza il forno. Il mixer può notoriamente avere le più svariate dimensioni, caratteristiche tecniche, può essere hardware o software, può essere un mixer digitale o analogico, può avere quattro canali o 72, non importa: lo scopo del mixer è sempre uno e cioè quello di raggruppare molti i segnali audio che giungono in ingresso in pochi segnali audio in uscita.



Come già detto esistono moltissimi modelli di mixer. Ogni disciplina musicale richiede, in teoria, un certo tipo di macchina: ad esempio il fonico Front Of House (F.O.H), che nei concerti ha il compito di effettuare il mixaggio in modo che il pubblico dell’evento sia gratificato, avrà bisogno di un certo tipo di mixer, il fonico “da palco”, impegnato per garantire il massimo confort di ascolto ai musicisti sul palco, avrà bisogno di un’altra tipologia di macchina, in studio di registrazione sarà necessario un tipo di mixer dedicato, con tante uscite quante sono le tracce simultaneamente registrabili, ecc…

Ad ogni disciplina il suo mixer. Sì, sì, lo so a che cosa stai pensando… ci sono passato anch’io… il mixer che ho in sala prove che tipo di mixer è?

È un mixer da live, progettato con un concetto identico con il quale è stato progettato il mixer da live più grande del mondo anche se in scala ridotta, con possibilità di impiego limitatissime, pochi canali, qualitativamente inferiore, ecc… ma il concetto non cambia: è un mixer progettato per fare in modo che i segnali provenienti dai microfoni sul palco vengano mischiati assieme ed indirizzati verso gli amplificatori e le casse.

C’è però qualcosa di molto profondo che lega i mixer di qualsiasi genere, categoria e costo, siano essi analogici, digitali o software: l’architettura primordiale del mixer che ora andiamo a vedere.

Prima di entrare nel vivo del discorso è necessario esplicitare che per mixer analogico si intende un mixer costruito con dei componenti elettronici come condensatori, switch, resistenze, potenziometri, collegamenti elettrici, ecc.; per mixer digitale intendiamo uno scatolotto con la forma di un mixer le cui funzioni vengono svolte non tanto da componentistica elettronica, quanto dai calcoli di un computer ad esso integrato: certo, i feders solitamente sono ben visibili, ma i controlli di ogni singolo canale, tra cui equalizzazione è mandate ausiliarie sono spesso accessibili solo attraverso un display e dei menù tipici delle macchine digitali; per mixer software si intende invece il mixer presente all’interno del sequenze che utilizzi per registrare la tua musica e che, a ben guardare, non è altro che l’emulazione di un mixer fisico progettato per essere impiegato in studio di registrazione.



Tutti gli esempi che faremo si riferiranno al tipico mixer analogico da live dove è più facile individuare a colpo d’occhio i parametri ed i controlli che citeremo: tieni a mente inoltre che le medesime funzioni di mixer analogico vengono svolte egregiamente anche da mixer digitale, la differenza, in prima analisi, è solo questione di interfaccia. Da notare però che, come nel caso del tecnico del suono e producer Matteo Cifelli del FasterMaster Studio (Tom Jhones, Articolo 31, Zucchero, Elio e le Storie Tese, Concato, Battiato, ecc..), è prassi comune combinare mixer software ed analogici per ottenere verstilità e sonorità particolari.

NB: trovi l'intervista a Matteo Cifelli a questo link:
http://www.scuolasuono.it/home/inter...ico-del-suono/

Dunque, iniziamo…

L’architettura del Mixer

Qualsiasi mixer è dotato di un certo numero di canali in ingresso e di un certo numero di uscite dalle quali è possibile far uscire un mixaggio dedicato: tipicamente, in un mixer da sala prove, sono presenti due uscite denominate L ed R concepite per essere collegate all’impianto principale di diffusione e, tipicamente, quattro uscite ausiliarie denominate Aux (altre caratteristiche sono spesso integrate nei mixer professionali, come ad esempio i gruppi audio e le matrici, ma in questo articolo non ne parleremo).

Leggendo il mixer come un reticolato di battaglia navale si ha subito il polso della situazione: scorrendo con l’indice tutti potenziometri ed i componenti presenti su ogni singolo canale, prima o poi si incontreranno i potenziometri dedicati alle uscite ausiliarie ed il fader. Questi controlli sono il cuore del mixer: sono infatti dei”volumi” dedicati ognuno ad un’uscita diversa fisica, dotata di connettore. Per renderci conto delle impostazioni relative alle uscite il nostro indice dovrà scorrere in orizzontale sul pannello dei controlli.



Per esempio, analizzando il canale della voce del cantante, attraverso il mixer è possibile far uscire il segnale della sua voce con un certo livello dalle uscite principali e con altri livelli completamente diversi e scorrelati alle uscite ausiliarie.

A cosa possa servire tutta questa serie di uscite lo può decidere solo l’operatore volta per volta: il mixer è uno strumento e, a saperlo utilizzare bene, ci si fa davvero quello che si vuole, anche i caffè!

Ad esempio è possibile utilizzare le uscite principali al fine di collegarle ad un sistema di amplificazione, ma anche al fine di collegarle ad un sistema di registrazione… le uscite ausiliarie vengono tipicamente utilizzate per inviare mix diversi da quello che esce sull’impianto principale agli ascolti dei musicisti (spie, cuffie) oppure per effettuare i processing di colore, ma su questo ci ritorniamo tra un po’.

Ti è mai capitato di dover utilizzare, o di pensare di dover utilizzare, due microfoni sulla stessa sorgente sonora, uno per la diffusione sonora ed uno per la registrazione? Non sarebbe più comodo trovare un modo per utilizzare un unico microfono ed indirizzare il segnale su due apparecchi diversi?

Puoi trovare questo ed altri esempi di utilizzo creativo del mixer all’interno del famoso tutorial pdf tutorial pdf “Riprendere il tuo live -L&R” (tutorial pdf)
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...l-tuo-live-lr/

Capito questo del mixer hai capito il 90% delle sue funzioni: il mixer è come un’architettura di tubi, molto simile ad una fognatura, che ti consente di mandare acqua da una serie di tombini ad una serie di scarichi.

Ora che padroneggi il concetto di mixer possiamo entrare più nel dettaglio sulle singole funzioni che si vengono a trovare nella maggior parte dei mixer. Al solito, quest’articolo non intende essere esaustivo: basti pensare che nel corso per tecnico del suono di ScuolaSuono.it vengono condensate in due ore di video molto dettagliato quello che io ho imparato in 3 settimane di corso… come ho fatto?
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Old 06-22-2011, 01:29 AM   #20
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Default Lezione 8: il mixer. Parte B

Ho eliminato le sbavature, sono andato al sodo, ho creato un video didattico molto approfondito che spiega passo passo tutti i componenti del mixer, il loro utilizzo e la logica costruttiva che ne sta dietro. Quello che dicono i miei allievi è che, dopo aver studiato quella lezione, il mixer non ha quasi più segreti per loro: ciò che non è stato esplicitamente spiegato all’interno di quel videotutorial riescono facilmente a ricavarlo con un rapidissimo sguardo al manuale di istruzioni.

Cercherò pertanto di essere il più specifico possibile per quanto mi sia concesso in questa circostanza…

Infatti, il secondo concetto fondamentale che bisogna tener presente quando si vede per la prima volta un mixer è il fatto che esso è diviso in due sezioni principali: la sezione di controlli dedicati ai segnali in ingresso (i singoli canali) e quella dedicata ai segnali in uscita (parte master).

La sezione di ingresso è relativa al controllo ed alla manipolazione di ogni singolo canale che entra nel mixer; la parte master è quella dedicata ai controlli deputati alle uscite del banco come ad esempio i livelli generali.



In ogni singolo canale tipico di un mixer analogico troveremo: il connettore d’ingresso a cui connettere lo “spinotto” del cavo di segnale (xlr o jack), la sezione di preamplificazione deputata all’adattamento del livello generale del segnale d’ingresso affinché possa essere ben “digerito” dai componenti del mixer che risiedono a valle, la sezione di equalizzazione, l’insert, e cioè le connessioni necessarie a far uscire il segnale del canale ai fini di processarlo con un processore di segnale esterno al mixer per poi farlo rientrare nella medesima posizione, i controlli per le mandate ausiliarie, il panpot o potenziometro panoramico che ti permette i dosare la differenza di livello tra le uscite L ed R (ad esempio nel caso in cui decidiamo di far suonare la chitarra a destra ed il pianoforte a sinistra), il pulsante di “mute” atto a disattivare il canale sulle uscite principali, il pulsante “solo” che consente all’operatore di poter ascoltare il risultato di un unico canale senza dover necessariamente escludere col pulsante mute tutti gli altri canali ed infine il tipico fader per la regolazione del livello di uscita del singolo strumento nel balance generale.



Dando per scontato che, sezione di preamplificazione ed equalizzatore siano argomenti che puoi approfondire negli altri articoli di questo corso per tecnico del suono gratuito o nelle risorse consigliate ad esso annesse, prendiamo in esame i rimanenti componenti.

INSERT

Partiamo con l’insert: viene definito insert la coppia di connessioni (uno in uscita e l’altra in rientro) che permettono al segnale che transita attraverso un canale del mixer di uscire per essere processato da un processore esterno (come ad esempio un compressore, un equalizzatore più qualitativo rispetto quello del canale del banco, altri processori di dinamica in genere).



La funzione dell’inserit è perciò quella di aumentare il numero di processori su alcuni canali. Non avrebbe senso infatti creare dei mixer completi di compressore, gate, limiter, eccetera per ogni canale perché, mentre l’equalizzatore è uno strumento che si utilizza nel 90% dei casi per ritoccare il segnale microfonico o per effettuare scelte artistiche all’interno del mixaggio, gli altri processori di dinamica non sempre vengono utilizzati. Sarebbe perciò uno spreco di risorse, sia in termini costruttivi che economici, dotare un mixer di una vasta gamma di processori di dinamica per ogni canale, senza contare il fatto che, a livello ergonomico, diventerebbe ingestibile.

Ha invece molto più senso dare la possibilità al fonico di inserire una catena di effetti esterna al mixer dedicata al processing di un singolo canale. Se ad esempio la voce del cantante o la chitarra del chitarrista sono gli strumenti principali di una situazione musicale, potrebbe essere necessario utilizzare dell’estetistica di elevata qualità per far risaltare questi strumenti all’interno del mixaggio; non sempre però la catena effetti necessaria è la stessa e dunque, sapere di poter prelevare il segnale, farci un po’ quello che ci pare, per poi reinserirlo nello stesso punto del mixer, per poi poter essere utilizzato sia nelle uscite principali che nelle uscite ausiliarie, ci dà la possibilità di scelta migliore per ogni singola situazione sonora.

Come forse avrai notato, parlando di insert, non ho mai menzionato alcun processing di colore ma solamente processing dedicati al cambio dei connotati del segnale, ossia processori di dinamica.

Per riprendere quello che è stato già detto in un altro articolo, desidero ricordare che le elaborazioni di colore vengono effettuate per aggiungere un ambiente o una suggestione ad un segnale audio già tecnicamente ed artisticamente trattato, con la risposta frequenza è la gamma dinamica necessaria per risiedere correttamente all’interno del mix.

Difficilmente perciò ti capiterà di trovare un riverberatore o un della utilizzato in insert, anche se ciò tecnicamente sarebbe possibile. Il concetto è questo: prendiamo ad esempio un processore di riverbero (ma la considerazione che segue si applica a qualsiasi altro processore di colore); utilizzando gli insert, se io volessi attribuire una certa dose di spazialità a quattro strumenti differenti all’interno di un mixaggio (ad esempio voce, chitarra elettrica, chitarra acustica e tastiere) necessità dei di quattro differenti processori ognuno dei quali dovrebbe essere inserito nell’inserto del rispettivo canale che si vuol processare. Questo risulta essere un metodo molto dispendioso è poco pratico anche perché, ammesso e non concesso che non vi siano limitazioni di budget e quindi che vi possiate permettere qualsiasi processore desideriate, resta il fatto che durante il concerto o durante il mixaggio dovrete provvedere a quattro differenti regolazioni nel medesimo istante su 4 differenti riverberatori.

Se lo scopo però risulta essere quello di ricreare in maniera artificiale una connotazione spaziale degli strumenti, e perciò farli suonare, tutti nella stessa stanza, avrebbe molto più senso poter utilizzare un unico riverberatoore che, in maniera univoca, si occupi di emulare un ambiente e trovare un modo, sfruttando le caratteristiche del mixer, di far arrivare all’ingresso del processore il segnale di tutti e quattro gli strumenti.

Il metodo “furbo “per effettuare questa operazione è, come avrei potuto immaginare, sfruttare le mandate ausiliarie. Come già detto le mandate ausiliarie consentono di effettuare un mixaggio differente rispetto al mixaggio che viene inviato al sistema di amplificazione principale: sarà perciò agevolmente possibile, utilizzando i potenziometri dedicati ad una mandata ausiliaria (ad esempio mandate ausiliarie 2) di ogni singolo canale creare un mixaggio contenente i quattro segnali che vogliamo processare, collegare l’uscita della mandata ausiliaria al processore di segnale ed infine collegare l’uscita del riverberatore (con il controllo mix impostato a 100% Wet) nuovamente in ingresso al mixer su un nuovo canale.

Per riassumere, la situazione è questa: chitarra acustica, elettrica, voce e tastiere hanno ognuna un canale dedicato chi viene mixato in direzione delle uscite principali. Inoltre, però ognuno di questi canali, viene utilizzato il potenziometro della mandata ausiliaria 2 per creare un nuovo mixaggio, indipendente da quello chi viene inviato alle uscite principali, da trasmettere al riverberatore. Il riverberatore effettua il processing del segnale mixato attraverso la mandata ausiliaria 2, l’uscita del processore (in pratica la risposta acustica della stanza emulata) viene è ricollegata al mixer attraverso un quinto canale il quale verrà mixato assieme ai quattro canali iniziali sulle uscite principali.
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Default Lezione 8: il mixer. Parte C



Capisci bene che, in questa configurazione, il rapporto segnale diretto / segnale riverberato potrà ad esempio essere modificato attraverso il fader del canale di ritorno del segnale processato dal riverberatore (abbassandolo infatti, il riverbero complessivo diminuirà e dunque il controllo mix presente sul processore, ideato per modificare il rapproto segnale diretto / segnale riverbereto, non servirà effettivamente più); inoltre i potenziometri nei singoli canali relativi alla mandata ausiliaria 2 avranno il compito di determinare il rapporto segnale diretto / segnale riverberato dei singoli strumenti (vale dire che, se ritengo necessario che il segnale di voce risulti essere meno riverberato rispetto al segnale di chitarra acustica, il potenziometro della mandata ausiliaria 2 del canale della chitarra acustica presenterà un livello di apertura più elevato rispetto a quello della voce).

SOLO AFL, PFL ED IN PLACE

Un altro importante aspetto sul quale desidero soffermarmi prima di concludere questo articolo è il discorso degli ascolti in “solo”. A seconda delle impostazioni del mixer e della sua progettazione esistono diverse modalità di “solo”.

PFL (pre fader listening): all’operatore viene data la possibilità di ascoltare il segnale del singolo canale prima dell’intervento del fader; questa impostazione è utile per effettuare un controllo sonoro sui singoli strumenti o canali.

AFL(afte fader listening): all’operatore viene data la possibilità di ascoltare un mixaggio parziale dei canali tenendo conto della regolazione relativa dei faders (ad esempio ascoltare la somma ed il bilanciamento di tutti i canali relativi alla batteria).

Solitamente la modalità di solo è selezionabile nella parte master della consolle; inoltre c’è da dire che, in queste modalità di solo, l’intero mixer continua a funzionare per come è stato impostato e nessun segnale direzionato verso uscite ausiliarie o principali viene interrotto.

Azionando un pulsante “solo” su uno o più canali i segnali verranno inoltrati verso un’ulteriore uscita (una sorta di uscita ausiliaria dedicata) o verso la tipica uscita cuffie di cui ogni banco è provvisto. In entrambi i casi è possibile ottenere un segnale composto dai singoli segnali dei singoli canali mescolati tra di loro ma, solo nel caso dell’ascolto di tipo AFL questo mixaggio ha senso poiché la “regolazione relativa” dei faders viene tenuta in considerazione; in caso di PFL la somma viene effettuata utilizzando il livello di segnale prima dell’intervento del fader e dunque il bilanciamento viene completamente stravolto.

Probabilmente a questo punto potrebbe risultare superflua ai tuoi occhi la modalità di solo PFL: tuttavia bisogna tenere in considerazione che, nel caso in cui il tecnico del suono decidesse di voler effettuare un ascolto di controllo di un singolo canale che, all’interno del mixaggio complessivo, viene mantenuto ad un livello molto basso rispetto agli altri strumenti (ad esempio il canale relativo al microfono di una corista), e considerando che la posizione del fader si riflette nell’ascolto AFL, egli sarebbe costretto in modalità AFL ad aumentare pesantemente il livello dell’uscita cuffie per compensare il deficit di livello. Viceversa, in modalità PFL, il fonico potrà mantenere invariato il livello dell’uscita cuffie a beneficio di una maggior fluidità e rapidità nelle operazioni di missaggio. Tipicamente, in fase di concerto, il fonico si avvale con frequenza della scelta AFL/PFL utilizzando l’apposto switch allocato nella parte master della consolle.



Solo in Place:

quest’ultima modalità è presente solamente in banchi molto prestigiosi da live o in consolle dedicate al lavoro in studio (ed ovviamente nei sequencer audio atti alla registrazione e mixaggio professionale).

Questo tipo di modalità funziona in questo modo: una volta attivato il pulsante di “solo” su un canale tutti gli altri canali vengono disattivati ed i loro segnali non raggiungono più le uscite principali del banco. Questa impostazione risulta essere particolarmente utile quando è necessario ascoltare sul sistema d’ascolto principale l’effettiva sonorità di un singolo canale corredato di effetti di colore; è l’impostazione più utilizzata durante il lavoro in studio di registrazione e risulta essere particolarmente utile in grosse situazioni live (ovviamente solo durante il sound-check, prima che il concerto abbia effettivamente inizio).

Concludendo, possiamo dire che, conoscendo queste informazioni di base ed integrandole con una conoscenza approfondita del mixer come quella che ci si può fare all’interno del corso per tecnico del suono di ScuolaSuono.it, hai la possibilità di lavorare in maniera professionale sfruttando al massimo le potenzialità del mixer che hai a disposizione: non conoscere questi dettagli è muovere le mani a casaccio sui controlli di un mixer non ti aiuterà ad acquisire professionalità e sicurezza poiché i risultati che ne otterrai difficilmente saranno ripetibili se ottenuti per caso.

È con questo articolo si interrompe per il momento il corso per tecnico del suono gratuito in vista dell’evento dell’anno su Scuolasuono.it: sfida tra uno studio di registrazione dotato di apparecchiatura analogica con mixer SSL 72 canali ed un home recording studio che lavora in missaggio solamente utilizzando un pc.. Chi se lo perde è un alieno balengo!

Ora hai tutte le informazioni necessarie, a mio avviso, per iniziare a documentarti da solo su procedure, tecniche, strumentazione e modalità operative relative al lavoro del tecnico del suono. Inutile dire che personalmente avrei piacere di incontrarti all’interno del mio corso per tecnico del suono base avanzato su Scuolasuono.it. Se così non fosse, ti auguro in ogni caso buona musica, buon recording, e soprattutto che tu, come i miei allievi, prima o poi, possa godere appieno dell’aria e dell’energia musicale che viene a crearsi durante le sessioni di produzione musicale: sono sensazioni indescrivibili a parole; risuonare assieme ai desideri artistici di altri musicisti nella creazione di materiale musicale emozionante è una delle più belle opportunità che, a mio avviso, ti possano capitare nel mondo della musica, e per un tecnico del suono le occasioni di respirare quest’aria sono davvero molte.

Con affetto.

Francesco Nano di http://www.scuolasuono.it

Risorse di approfondimento e di supporto a questo articolo:

Intervista a Matteo Cifelli, tecnico del suono e produttore
http://www.scuolasuono.it/home/inter...ico-del-suono/

“Riprendere il tuo live -L&R” (tutorial pdf)
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...l-tuo-live-lr/

“I 7 trucchi per plasmare il sound della tua band” (tutorial pdf)
http://www.scuolasuono.it/home/corsi...ella-tua-band/

Corso per tecnico del suono di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/corsotecnicodelsuono/

Accademia del Mixaggio di Scuolasuono.it
http://www.scuolasuono.it/AccademiaDelMixaggio/

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